Alessitimia e Disturbi Alimentari: possibili correlazioni (2)

di Anna Maria Pacilli

La TSA come strumento di indagine della disregolazione affettiva: valutazione di un campione di pazienti affetti da Disturbi Alimentari in ASLCN1

 

Capitolo 2 – Il costrutto dell’Alessitimia in un campione clinico con diagnosi di DAN

 

Come poc’anzi accennato, evidenze empiriche dimostrano come il costrutto dell’alessitimia sia strettamente legato alle caratteristiche psicopatologiche tipiche dei disturbi alimentari (Bruch, 1973; Speranza e coll., 2007; La Marra e coll., 2009).

La difficoltà a riconoscere ed esprimere il proprio vissuto emotivo risulta infatti una caratterista fondamentale nei quadri clinici di disturbo alimentare, in grado di esacerbare l’incapacità di gestire autonomamente gli stati interni e la tendenza a ricorrere a modalità disfunzionali, come dissociazione, acting-out e comportamenti compulsivi (Carretti, Craparo, 2005). Secondo alcuni, infatti, il disturbo alimentare può essere concettualizzato come una “strategia” che ha una finalità di autoregolare gli stati emotivi disturbanti (Guidano, 1992; Liotti; 2001). Inoltre, i “disturbi della regolazione affettiva” (Taylor e Bagby, 2004) si manifestano frequentemente in comorbilità tra loro, con un conseguente peggioramento del modo di funzionare del soggetto nelle diverse aree della propria vita, da quella privata a quella lavorativa e sociale. Si osserva, infatti, frequentemente, la sovrapposizione diagnostica riscontrata tra disturbi alimentari e depressione, disturbi d’ansia o disturbi di personalità, soprattutto il Disturbo Borderline (Porcelli, 2004).

 

Fondamentale all’interno dei disturbi della regolazione affettiva è l’azione della “dissociazione” come meccanismo di coping disadattivo, funzionale all’allontanamento del soggetto dalla realtà e da stati emotivi che gli risultano intollerabili (Steinberg, 2006) e che può rappresentare, oltre che un fattore di vulnerabilità per l’insorgenza di disturbi nel funzionamento personale e relazionale, anche un fattore di mantenimento ed esacerbazione dei disturbi alimentari.

Secondo il modello della dipendenza patologica di cui parlano Carretti e Craparo (2005), che si riferisce a tutte quelle patologie in cui si osservano comportamenti compulsivi di dipendenza, i due fattori che agiscono in interazione reciproca e influenzano tali sintomi sarebbero il tratto alessitimico e la dissociazione. Gli Autori riconoscono alla base di una predisposizione all’insorgenza di questi disturbi una storia di esperienze traumatiche vissute nell’infanzia, relazioni infantili insicure e un deficit di simbolizzazione associato all’incapacità di leggere gli stati mentali propri e quelli altrui. Questo insieme di variabili, accomunate dalla caratteristica di determinare nell’individuo l’impedimento ad accedere al proprio mondo interiore (per regolarlo e utilizzarlo come guida per il proprio comportamento relazionale), interagiscono tra loro, non solo provocando la patologia, ma, probabilmente, contribuendo al suo mantenimento o alla sua esacerbazione.

Numerosi contributi della ricerca supportano l’esistenza di una relazione tra dissociazione e disturbi alimentari (Beato, 2003; Hallings-Pott e coll., 2005).

Diversi risultati empirici sembrano evidenziare sintomi dissociativi più frequenti in soggetti con diagnosi di DNA rispetto ai controlli; in particolare, i sintomi dissociativi sarebbero più frequenti nei quadri sindromici accompagnati da abbuffatte e condotte di eliminazione come emerge anche dai colloqui con le nostre pazienti.

Inoltre, aspetti dissociativi quali amnesia o derealizzazione sono stati evidenziati durante gli episodi di abbuffate (Demitrack e coll., 1990).

I più recenti filoni di ricerca sull’alessitimia stanno cercando di chiarire la relazione tra dissociazione, deficit nell’espressione del vissuto emotivo ed esperienze infantili traumatiche: Taylor (2010) evidenzia come numerose ricerche condotte su studenti universitari e soggetti affetti da psicopatologia, hanno dimostrato una correlazione tra abuso infantile o “neglect” e la “difficoltà a identificare le emozioni” della TAS-20 (Goldsmith e Freyd, 2005).

Tali osservazioni empiriche sembrano confermare l’esistenza di una “patologia nascosta”,  definita da van der Kolk (1996; 2005) come “Disturbo Post-Traumatico dello Sviluppo”, caratterizzato da disregolazione emotiva e degli impulsi, disturbi nella percezione di sé e marcata alessitimia.

Ulteriori studi dovranno verificare tale ipotesi teorica, anche al fine di elaborare programmi terapeutici efficaci. Infatti, il mancato riconoscimento di sintomi dissociativi ed esperienze traumatiche sottostanti, si assocerebbe ad una mancata risposta ai trattamenti standard, solitamente efficaci nella terapia di questi disturbi.

2.1 Obiettivi dello studio

Obiettivo del lavoro è stato quello di valutare la presenza nel campione oggetto di studio con diagnosi di Disturbo Alimentare (AN, BN e BED) del costrutto dell’alessitimia, che può rappresentare un fattore di risc

hio, di vulnerabilità e di mantenimento della psicopatologia. Si è cercato, inoltre, di individuare se ci fossero differenza quantitative misurate con la TAS-20 nei diversi quadri psicopatologici e, quindi, in quale di essi il costrutto fosse più rappresentato.

Nello specifico, l’interesse è rivolto alle possibili correlazioni tra le variabili misurate, al fine di osservare come la complessità del quadro patologico del disturbo alimentare possa variare notevolmente all’aggiungersi di caratteristiche sindromiche solitamente trascurate in fase diagnostica e nell’impostazione dei trattamenti psicoterapeutici e riabilitativi. Esperienze traumatiche perpetuate nel tempo e fattori individuali come stili relazionali e presenza di caratteristiche alessitimiche possono incidere sull’esacerbazione del sintomo alimentare e sull’utilizzo disfunzionale di altre strategie di difesa ad esso correlate, quale la dissociazione.

 

2.2 Campione

 

Il campione che ha aderito allo studio è esclusivamente di sesso femminile (N=21), con un range di età compreso tra i 18 e i 30 anni (M=21,90; DS= ±4,1), che soddisfa i criteri per la diagnosi di Disturbo Alimentare non attribuibile ad una condizione medica generale.

Altre caratteristiche cliniche del campione sono descritte nei Risultati dello studio.

 

2.3 Iter dello studio

 

Il campione selezionato è stato reclutato da una popolazione clinica di pazienti afferenti al Centro di II Livello di Cuneo dell’ASL CN1, di cui la scrivente è responsabile aziendale per i percorsi di cura territoriali.

I partecipanti sono pazienti afferenti all’ambulatorio per la presa in carico e gli incontri di follow-up periodici.

Durante la presentazione del progetto di ricerca, ad ognuno è stato chiesto di leggere e sottoscrivere il proprio consenso a partecipare al progetto, e un documento che attestava il consenso informato al trattamento dei dati forniti esclusivamente a scopo di ricerca scientifica, come prevede il Decreto Legislativo n. 196 del 30/06/2003 (“Codice in materia di protezione dei dati personali”).

Durante la compilazione, seppure effettuata in modo autonomo, i pazienti sono stati liberi di porre domande su qualsiasi punto poco chiaro.

 

 2.4 Materiale e metodo

 

Il campione considerato è rappresentato da 21 donne, con un range di età compreso tra i 18 e i 30 anni.

La suddivisione in diagnosi è:

AN 13 pazienti

BN 6 pazienti

BED 2 pazienti

Ai soggetti è stata somministrata la Toronto Alexithymia Scale (TAS-20, Bagby, Parker e Taylor, 1994; versione Italiana a cura di Bressi e coll., 1996), questionario composto da 20 items in merito ai quali il soggetto deve esprimere la sua opinione, in base ad una scala Likert che assegna agli item un punteggio che può andare da 1 (= Per niente d’accordo) a 5 (= Completamente d’accordo).

Un totale di 61 punti o maggiore è indicativo di Alessitimia, una somma compresa fra 52 e 60 si colloca in una zona intermedia (“borderline”), mentre punteggi pari o inferiori a 51 indicano assenza di alessitimia (Melin, Thulesius e Persson, 2010).

Oltre al punteggio totale (TOT), lo strumento fornisce una misurazione rispetto a tre fattori:

• Fattore 1 (“difficoltà ad identificare le emozioni”, DIF): difficoltà nell’identificare i propri sentimenti e nel distinguere le emozioni dalle sensazioni fisiche;

• Fattore 2 (“difficoltà a descrivere le emozioni”, DES): difficoltà nel descrivere ed esprimere emozioni e sentimenti;

• Fattore 3 (“pensiero operatorio”, PO): pensiero orientato verso l’esterno.

 

2.5 Risultati

Per ciò che riguarda le caratteristiche cliniche del campione, il 62% dei soggetti soddisfa, al momento della valutazione, i criteri per la diagnosi di Anoressia Nervosa (N=13), il 29% di Bulimia Nervosa (N=6); solo 2 soggetti soddisfano i criteri diagnostici per il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (BED 9%).

La Diagnosi categoriale del campione è la seguente: Anoressia Nervosa, N=13; Bulimia Nervosa, N=6, Disturbo da Alimentazione Incontrollata, N=2

Nello specifico dei gruppi diagnostici:

– AN 13 paz punteggio alla TAS in tutti maggiore di 60 (con i seguenti punteggi: 62, 64, 70, 71, 74, 90, 100, 100, 100, 100, 100, 99, 98)

– BN 2 paz punteggio alla TAS superiore a 60 (con i punteggi di:72, 74), 4 paz punteggio alla TAS intermedio (punteggi: 53,55,57,59)

– BED 2 paz, punteggio alla TAS inferiore a 51 (punteggi: 48,49)

–  Per ciò che riguarda le condotte di eliminazione, il 71% dei soggetti ricorre a vomito autoindotto e abuso di lassativi e diuretici (N=15).

–  Il 67% dei soggetti presenta anche una concomitante diagnosi di Disturbo di Personalità (N=14); in particolare, 10 soggetti presentano una comorbilità con il Disturbo Borderline, 4 con Disturbo Dipendente.

–  Per quanto riguarda l’anamnesi remota, l’età media dell’esordio della malattia è di 15, 7 anni (DS=±2,6); la durata media del disturbo misurata in mesi è di 80.

Sebbene la variabilità sia ampia (DS=±48,3; Minimo=18, Massimo=194), dal dato si può concludere che si tratta di quadri clinici tendenti alla cronicità, con sintomi stabili nel tempo.

Solo due soggetti, infatti, presentano un esordio e una durata della malattia più breve (18 e 20 mesi).

Per ciò che riguarda i trattamenti pregressi, il 43% del campione (N=9) in passato si è sottoposto a più ricoveri e a trattamenti ambulatoriali, il restante a soli trattamenti ambulatoriali.

Il 90% del campione segue contemporaneamente un trattamento psicofarmacologico (solo 2 soggetti non assumono farmaci).

Nel nostro studio, in accordo con i dati presenti in letteratura, i tratti alessitimici risultano maggiormente rappresentati nei soggetti che soddisfano, al momento della valutazione, i criteri per la diagnosi di Anoressia Nervosa (N=13), meno rappresentati in coloro che hanno diagnosi di Bulimia Nervosa (N=6); mentre sono assenti nei due soggetti soddisfano i criteri diagnostici per il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (BED).

Sarebbe, inoltre, interessante, valutare, nell’ambito del concetto di “migrazione transdiagnostica”, se questi tratti risultino variabili nel tempo al “mutare” della diagnosi.

 

  2.6 Discussione

Dalle analisi cliniche ed anamnestiche è possibile osservare come il nostro campione di pazienti sia caratterizzato da una tendenza alla cronicità del quadro clinico nel tempo e da un alto livello di gravità sintomatologica, come dimostrato dalla durata media del disturbo in mesi (M=80), dalla percentuale di comorbilità con Disturbi in Asse II (67% del campione) e dalla presenza di condotte di eliminazione (71%). La percentuale di soggetti che presentano caratteristiche alessitimiche è alta, a conferma delle evidenze empiriche che dimostrano un’alta presenza di Alessitimia in campioni psichiatrici (Porcelli, 2005).

Il limite di questa nostra indagine preliminare è connesso anzitutto alla numerosità del campione, che non assurge al livello di una significatività statistica, ma lo studio è ancora in fieri e auspichiamo, oltre ad una rivalutazione nel tempo, anche un incremento numerico del campione stesso.

 

(Continua)