Trasformare un quadro d’autore in parole….

 

Codice segreto

di Simonetta Greganti Law

 

Vestita con abiti da flamenco, Paloma era languidamente adagiata su morbidi cuscini coperti da un elegante telo di broccato verde pavone e, col suo “abanico”, stava comunicando in codice con un affascinante picador, che in sella al suo cavallo, l’aveva vista e se ne era invaghito.

Il ventaglio era uno strumento indispensabile per poter mettere in pratica un’arte di comunicazione scaltra e maliziosa ma anche enigmatica e provocante; era un modo di esprimersi senza parole con un linguaggio segreto capace di inviare messaggi ben precisi.

Lei lo teneva con la mano destra poiché aveva notato che quell’uomo la desiderava e ciò non le dispiaceva affatto, anzi, posizionandolo chiuso ed appoggiato al cuore, lo informava che aveva suscitato il suo interesse ed era intenzionata a parlargli dopo lo spettacolo della Corrida.

I due continuarono per qualche tempo un gioco di seduzione attivato da semplici scambi di sguardi e da movimenti precisi del corpo, riuscendo a relazionarsi solamente grazie all’utilizzo di un codice rigoroso che permetteva loro di scambiarsi informazioni anche in un’occasione pubblica che invece non consentiva un approccio intimo.

Il picador, col cappello a tesa larga e rotonda, vestito con una giacca e dei pantaloni ricamati in oro, montava un cavallo bianco ed era attratto dalla bellezza della donna che indossava un abito nero che le fasciava i fianchi.  La sua foggia era poco vistosa e la scelta del colore nero aveva una valenza simbolica di sobrietà ma le sue calze, di un arancione sgargiante, erano invece molto provocanti.  Anche la mollezza del suo corpo semidisteso su quei cuscini era decisamente sensuale. Eppure non era stato tanto il desiderio dei sensi a sedurre quell’uomo quanto l’aver riconosciuto, nell’animo di questa ragazza, la stessa tristezza e inquietudine che lo tormentava.

Era il duende quello che calamitava i due giovani, un misterioso incanto, uno stato di trance, una stregoneria, una possessione.  Questo inspiegabile potere magico che univa le due anime che si erano riconosciute pur senza essersi mai incontrate prima, le avvicinava in uno scambio reciproco di emozioni che presagivano spargimento di sangue e morte.

Proprio il sangue, la morte e la lotta per la sopravvivenza del picador, che si apprestava a scendere nella “Plaza de Toros”, erano le stesse preoccupazioni della ballerina di flamenco che, come lui, trasmetteva nello sguardo passione, tristezza e pianto.

Era l’ora del tramonto e il cielo, tinto di un rosso sangue, aveva lo stesso colore del fiore che Paloma teneva tra i capelli.

Nella strada, nella confusione della festa, oltre all’allegro ritmo del paso doble che accompagnava la sfilata dei protagonisti della Corrida si potevano ascoltare, in lontananza, anche le note pizzicate di una chitarra flamenca accompagnate da un canto straziante e commosso molto vicino al pianto e al grido, quasi a presagire lo spargimento di sangue della morte inevitabile del toro o quella possibile di chi lo combatteva.

Eppure, forse per le sue origini gitane la ragazza aveva avuto una visione di morte molto concreta, sapeva che pur avendo identificato nel giovane la sua anima gemella, lei, quell’uomo, non lo avrebbe più rivisto.