DALLA POLTRONA (3)

Presentazione di libri, film, eventi.

di Giacomo Ghidelli

 

Pietro Roberto Goisis, Noi imperfetti, Enrico Damiani Editore

 

“Imperfetto sarà lei!”! potrebbe esclamare di fronte a questo titolo una delle moltissime mamme tigri impegnate a rovinare il futuro dei propri figli attraverso la ricerca dell’assoluta perfezione in tutti i campi. In ogni caso, di fronte a una simile esclamazione l’Autore non avrebbe nessun imbarazzo nel rispondere “Lei ha perfettamente ragione e questo per la semplice ragione che l’umano è per definizione imperfetto. Sono imperfetto io, è imperfetta mia moglie, lo sono i miei figli, i miei amici, è imperfetto questo mio libro e infine si rassegni, cara signora: è imperfetta anche lei, anche lei è della partita”.

A dirlo è uno che di imperfezioni e di fragilità che le imperfezioni recano con sé come loro manifestazione se ne intende: psicoanalista, nella sua stanza di analisi è alle prese tutti i giorni con le infinite forme della fragilità. E proprio per questo sa che dall’imperfezione non c’è scampo.

Il problema reale, quindi, è come superarle e come conviverci. Per dircelo Pietro Roberto Goisis ha scritto questo bel libro, ricco di spunti, di riflessioni, e di indicazioni nate da numerose storie di “imperfezione” che riescono a scavallare, si potrebbe dire, in una “imperfetta perfezione”. Un sentimento, questo, simile a quello che si prova, dice Goisis in una pagina autobiografica, quando dopo aver faticato per ore a tagliare un prato, pur ammirandolo nella sua bellezza sappiamo che l’erba ha già ricominciato a crescere.

Ma come fare per superare il senso di frustrazione a cui le nostre imperfezioni inevitabilmente ci consegnano? Per capirlo andiamo a quella che l’Autore ha definito una specie di “tesi finale” del libro che però è anche il punto di partenza di tutti i suoi ragionamenti e di tutte le esperienze – numerose e ben raccontate – che il volume ci offre. E, vista la sua importanza, riportiamola senza riassumerla.

“Tutti gli esseri umani alla nascita vivono un’esperienza di bisogno vitale, è una condizione inevitabile, quindi incontrollabile e fonte di sentimenti di impotenza. È totalizzante nel senso che ci coinvolge da ogni punto di vista, fisico e psichico. È estremamente potente, una delle prove più forti che si possano attraversare. Da allora, forgiati e segnati dall’intensità di questa esperienza originaria, gli esseri umani, nella loro fisiologica ricerca di relazioni, passano i primi anni della vita a provare e riprovare le emozioni vissute in quei frangenti. In seguito si trovano a replicare i vissuti originari nelle relazioni già consolidate e in quelle nuove che andranno a costruire. Alla fine, se pacificati, riescono ad accettare come fisiologica e necessaria una condizione di buona dipendenza. Nei casi più problematici se le relazioni precoci e quelle successive sono state insicure e instabili, cercano di rifuggire la dipendenza o la attivano con modalità disfunzionali.”

Il problema si risolve quindi attraverso il necessario riconoscimento delle proprie imperfezioni e nel loro superamento attraverso la creazione di buone relazioni con l’altro. E dire “relazione” significa inevitabilmente dire “dipendenza”, vale a dire significa indicare ciò da cui, in quanto esseri umani limitati, non possiamo sfuggire. In ogni situazione noi dipendiamo sempre da una infinità di relazioni: relazioni con altre persone e con oggetti. Ma è proprio attraverso la costruzione di una buona rete relazionale che noi riusciamo a capire come rendere innocue le nostre imperfezioni. Buone relazioni che nascono dal fatto di trattare l’altro sempre come soggetto e mai come oggetto.

Tutto questo, qui sintetizzato in una povera forma teorica, nel libro è dispiegato in modo minuzioso, attraverso episodi che riguardano la vita stessa dell’Autore e decine e decine di casi tratti dalla sua professione. Due rapidi esempi tra i molti che potrei citare.

Il primo riguarda la storia di una giovane donna seduta su una trave sospesa nel vuoto. Sta meditando il suicidio. Al suo fianco si siede un carabiniere che, dopo mezz’ora di colloquio, riesce a dissuaderla. Quando gli chiedono come ha fatto, lui dice: “L’ho convinta semplicemente raccontandole delle mie fragilità. È bastato mettere le mie fragilità a nudo. Le ho detto che siamo uomini anche noi carabinieri e che abbiamo paura come tutti. Con queste parole ho conquistato la sua fiducia. E poi abbiamo continuato a parlare, lei si è fidata e io ho potuto salvarla”.

Il secondo riguarda una ragazza, sorella di un ragazzo disabile. Dopo aver forse vissuto il fratello come “un ostacolo ingombrante, fonte di imbarazzo e vergogna” è riuscita a trasformare questa sua esperienza in un libro per bambini con l’obiettivo di far capire cosa succede a chi è diverso da loro. Una storia in cui l’imperfezione “perde il suo aspetto pieno di vergogna per scrivere storie ricche di umanità”.

Istruiti da tante storie che spaziano lungo il corso di tutta la vita delle persone, dalla nascita alla morte passando attraverso tutti gli stadi dell’esistenza, alla fine forse capiremo, come si dice nell’ultima frase del libro che “lo scopo della nostra vita non è raggiungere la perfezione ma capire quanta imperfezione sappiamo tollerare e quanto spazio possiamo darle”.

Buona lettura.