DALLA POLTRONA (4)

Presentazione di libri, film, eventi.

di Giacomo Ghidelli

 

IAN MC EWAN, Lezioni, Einaudi editore

 

È un bel libro sull’abuso di un bambino da parte della sua insegnante di piano. Un abuso che lascia le sue indelebili tracce perché, come gli disse anni dopo sua moglie “Questa maestra di piano ti ha riprogrammato il cervello”.

Il rapporto è ambiguo sin dall’inizio: La maestra e il bambino stanno studiando un pezzo; lui, invariabilmente, ripete lo stesso errore. Come scrive Mc Ewan nella sua bellissima prosa “lo sbaglio gli veniva incontro a braccia aperte, come una madre pronto ad accoglierlo, sempre lo stesso sbaglio che veniva a prenderlo senza la promessa di un bacio”. La promessa, anzi, è quella di un pizzicotto che invariabilmente la sua insegnante gli somministra sulle cosce, quasi vicino ai genitali. Sino a quando, un giorno, inspiegabilmente, tutto scorre alla perfezione. E a questo punto l’insegnante lo bacia sulla bocca.

Dopo di che lei smetterà di essere la sua insegnante: lo inviterà a casa, ma preferirà che il bambino venga seguito da un altro maestro di piano, più bravo di lei. A partire da quel momento, il bacio diventerà lo “spettro” che insegue il nostro protagonista prima nelle sue fantasie ricche di domande e poi nelle sue masturbazioni che ne attestano la crescita sessuale.

Arriviamo così ai tempi della crisi di Cuba, quando sembra che il mondo sia sull’orlo della catastrofe nucleare. A quel punto il bambino è diventato ragazzo e anche lui, come altri suoi compagni che “l’hanno già fatto”, vuole sperimentare un rapporto sessuale completo, fosse l’ultima cosa che fa prima di morire a causa della bomba atomica. Ricco di una speranza timorosa e confusa, si reca a casa dell’insegnante che lo seduce definitivamente. Da quel momento inizia una relazione che andrà avanti per qualche anno, sino a che lei propone a lui – sedicenne – di andare in Scozia per sposarsi: là era infatti possibile il matrimonio anche ai minorenni. A quel punto lui fugge e non la rivedrà se non dopo molti e molti anni.

Il racconto prosegue seguendo tutta la vita del protagonista che si snoda in parallelo alle vicende politiche inglesi e internazionali raccontate (un po’ troppo) dettagliatamente. E non è uno snodarsi lineare. Lui rinuncia alla carriera di pianista che sembrava esserglisi spalancata davanti, rinuncia anche alla carriera di scrittore e alla fine passerà il suo tempo guadagnandosi la vita come pianista di piano bar.

È un sostanziale lasciarsi trascinare dagli eventi, cercando una continua ripetizione, una continua ricerca dell’antica “estasi di inimmaginabile portata” che aveva provato durante il primo rapporto con quella donna molto più grande di lui. Una ricerca fatta da una persona “sdolcinata e con la mente ingarbugliata come un vecchio traliccio di rose rampicanti”. Una ricerca della madre irraggiungibile: una ricerca che infatti continuamente fallisce, a volte per sua responsabilità a volte perché subíta.

Come ad esempio gli capita con la donna che più aveva amato e con cui si era sposato la quale, trascorsi alcuni mesi dalla nascita del figlio, scompare nel nulla attraverso itinerari che intersecano molte città d’Europa, sino a diventare con il tempo una delle più importanti scrittrici del mondo.

Rimasto solo con il figlio, lo cresce con dedizione e amore seguendolo nei suoi passi sino a quando diventa un giovane uomo: “Pensi a tuo figlio come a un individuo non autonomo. Poi lui comincia ad allontanarsi, e allora scopri che non sei autonomo nemmeno tu. Funziona nei due sensi, da sempre”.

Ed è allora che cerca di conquistare anche per sé una propria autonomia, proponendo per la seconda volta a una sua vecchia amica di convolare a nozze: la ricerca dell’unione con la madre non ha mai fine. È questa la seconda volta perché la proposta gliel’aveva già fatta anni prima, quando il marito aveva lasciato la donna. Ma dopo aver coccolato per un bel po’ l’idea, la cosa non era andata a buon fine per i tentennamenti di lui, così la donna aveva accettato di tornare con il marito, il quale si era proclamato pentito per quanto aveva fatto.

Trascorsi alcuni anni, divorziata definitivamente dal vecchio compagno, la donna accetta la proposta, ma purtroppo scopre di avere un tumore che la condurrà alla morte. I due programmano tutto: godono di bellissimi viaggi, vivono intensi momenti d’amore e pensano anche al dopo: lei chiede che le sue ceneri siano sparse da lui – e da lui solo, senza la presenza di nessun altro – in un torrente di montagna.

Anche qui, però, le cose andranno diversamente. Al momento dello spargimento compare l’ex marito della donna che reclama il diritto di essere presente all’atto. La cosa degenera in una rissa in cui il nostro protagonista ha la peggio e a spargere le ceneri sarà proprio l’ex marito della donna: il padre vince e non c’è che da rassegnarsi.

Naturalmente è impossibile anche solo sintetizzare lo svolgimento di un romanzo lungo ben cinquecentosettanta pagine, complesso e ricco anche del racconto dei fatti che hanno scolpito la storia del ’900 e dei primi anni del nuovo millennio.

Qui accenno soltanto al fatto che il romanzo racconta la morte dei genitori del protagonista, la scoperta dell’esistenza di un fratellastro, il matrimonio del figlio e gli incontri con l’ex moglie e con l’ex insegnante di piano, incontri importanti, che consentiranno tardive pacificazioni, grazie a cui, forse, in vecchiaia le cose potrebbero andare meglio.

È questo un fatto che avvertiamo nella pagina finale del volume, quando il nostro protagonista si affida per essere condotto a pranzo alla mano della piccola nipote con cui “parla soltanto in tedesco”: un’altra lingua per una nuova generazione e per nuovi passi nel futuro, per quanto breve potrebbe essere.

Un romanzo da leggere con calma.