DALLA POLTRONA (5)

Presentazione di libri, film, eventi.

di Giacomo  Ghidelli

 

GIOVANNI LUDOVICO MONTAGNANI, Dopo l’incidente, Monte Rosa Edizioni

In tempi come i nostri, dove il pessimismo della ragione sembra prevalere su tutto, un libro come quello che ho appena terminato di leggere rappresenta proprio una boccata d’aria fresca: forse l’ottimismo della volontà può fare veramente grandi cose.

Il volume è della Monte Rosa Edizioni una piccola ma attivissima casa editrice il cui catalogo comprende esclusivamente libri di grande qualità sugli infiniti aspetti della montagna: guide, saggi, narrativa, biografie e racconti di viaggio.

In questo libro Montagnani racconta la propria storia, che inizia in una giornata di luglio del 2022. In questa caldissima giornata, Giovanni ed il suo amico Boz vogliono dare l’attacco alla parete del Mittelruck, un monte poco noto situato in Valle Antrona. Questo è un progetto antico, di cui i due amici parlano da anni: da sempre quella parete li ha affascinati e fatti sognare, e oggi è arrivato il momento di scalarla.

I due sono esperti e sanno come muoversi con prudenza per conquistare la cima. Ma a volte la prudenza e l’esperienza non bastano.

Nella salita si danno il cambio per aprire la strada: prima l’uno e poi l’altro: piantano chiodi e si danno corda. Percorrono così circa 150 metri. Adesso tocca a Giovanni. Sale, gira un angolo della parete e diventa invisibile al suo compagno che, poco dopo, improvvisamente, se lo vede volare davanti agli occhi senza poter fare nulla.

Nella caduta Giovanni rimbalza su una parete procurandosi ferite alla gamba e al volto e finalmente dopo un volo di quaranta metri si ferma: resta attaccato alle corde: i chiodi di sicurezza hanno tenuto. Sembra abbia perso conoscenza ma dopo un attimo fa sentire la sua voce al compagno: dice di avere un dolore terribile alla schiena e di non sentire più le gambe. Fortunosamente con il cellulare che non si è perso giù nel fondo durante il volo (“Come sono fortunato”, commenterà Giovanni raccontando l’accaduto) riescono a chiamare il soccorso alpino. Arriva l’elicottero ed entrambi vengono portati in salvo.

In ospedale la diagnosi è spietata: due vertebre si sono frantumate e Giovanni si ritrova, di colpo, paraplegico: le gambe diventano oggetti ingombranti, che pesano, che non servono a nulla e che ostacolano tutto: finiti i giri in bicicletta, annullati i programmi di insegnare alle sue due figlie piccole a sciare e muoversi nella montagna, obbligatoria lontananza dalla moglie per un lungo periodo riabilitativo in cui c’è da imparare tutto. Nella prima giornata in cui prende la penna in mano (il 23 luglio) scrive: “Non so ancora se tornerò a camminare, ma inizio a scrivere questo libro proprio per raccontare che cosa si prova nel riconquistare il proprio corpo, e la propria vita, in un modo o nell’altro”.

Da qui comincia un diario che non segue la linea del tempo ma che fa volentieri dei rimbalzi tra il prima e il poi: i minuscoli progressi di un dito del piede, l’assoluta immobilità, la terapia antidolorifica, i progressi che riguardano il riuscire e il non riuscire a fare la cacca o la pipì, i dolori improvvisi perché, mettendolo a letto, gli hanno spostato un po’ troppo rapidamente una gamba, le macchine che guidano il corpo nella riabilitazione e così via.

Un avanzare con grande fatica giorno dopo giorno verso una qualche forma di autonomia. Il pessimismo della ragione – rappresentato dai medici e dalle statistiche – dice che non bisogna farsi illusioni: è quasi impossibile che Giovanni torni a camminare. A questo si contrappone l’ottimismo della volontà: adesso il problema, per Giovanni, non è tornare a camminare ma, ad esempio, riuscire a muovere di qualche millimetro l’alluce; riuscire a spostarsi da solo sul water; riuscire a vestirsi quasi tutto da solo, visto che le calze quelle no, proprio è impossibile mettersele. Si tratta della conquista di piccoli obiettivi su una strada che non si sa come si concluderà, ma che comunque toglierà dalla situazione di immobilismo attuale, anche se il cammino non è privo di delusioni e di paure.

D’altra parte il passo più importante, se così si può dire, il passo che sta alle spalle di tutto Giovanni l’ha compiuto proprio subito dopo l’incidente. Scrive: “L’accettazione della paralisi è nata in me nel momento in cui mi verricellavano sull’elicottero. Sapevo di aver rotto le vertebre per il dolore e per il fatto che non riuscivo a muovermi, ma nel momento in cui salivo verso l’elicottero ho cominciato a ringraziare la mia fortuna di essere ancora vivo. Una sensazione di grazia che ho già vissuto più volte, ma questa volta ho avuto la percezione che mi venisse chiesto in cambio qualcosa. L’impegno estremo nella riabilitazione? La paraplegia? Okay, va bene tutto, voglio vivere!”.

Ed è proprio questa fame di vita che sosterrà Giovanni nel suo percorso e che alla fine lo condurrà a smentire ogni più nera previsione scientifica: irriducibile, determinato, pensando al domani senza rinunciare ai propri sogni ed eseguendo con determinatezza i programmi dell’oggi, Giovanni va avanti, lotta millimetro per millimetro senza cedere mai e con sei ore di riabilitazione al giorno (“quattro in palestra e due extra, fuori orario”) alla fine riuscirà a riprendere a camminare.

Se “irriducibile, determinato, pensando al domani senza rinunciare ai propri sogni ed eseguendo con determinatezza i programmi dell’oggi” sono le parole che Giovanni usa per se stesso, sono sempre queste le parole che sceglie per ragionare sulla possibilità che tutti noi, come umanità, abbiamo di uscire dalla crisi climatica: su ciò che dobbiamo fare per non esserne travolti.

Perché Giovanni, oltre ad essere uno sportivo e uno scalatore, è anche altro. Di sé dice: “Sono un attivista per il clima e per l’energia e mi definisco un divulgatore. Ho un dottorato in ingegneria e una bella posizione in un’azienda a cui sono affezionato. Ho una casa meravigliosa in campagna, che consuma molto poca energia”.

E infatti il libro è anche un continuo “avanti-indietro” dai temi della lotta alla paraplegia alla lotta alla crisi climatica: dall’impegno personale per “salvare” il proprio corpo all’impegno personale per “salvare” – per quanto sia possibile al singolo – il pianeta. Due percorsi che procedono appaiati sino al penultimo capitolo, quando Giovanni scrive che a questo punto “decido di sciogliere questo nodo, questo legame forse megalomane tra me e il pianeta che mi ha accompagnato nei momenti più difficili dopo l’incidente. Man mano che io sto meglio, e che lo stesso non avviene per la prospettiva climatica, non mi resta che passare la palla a voi che siete arrivati fino a qui. Forse siete i migliori compagni che posso trovare (…) ma vi chiedo: siete disposti a iniziare a ballare anche voi?”

Il tema viene poi ripreso dallo stesso Giovanni in una Ted Conference che si è tenuta a Varese nel novembre del 2023: Giovanni è entrato sul palco camminando senza nessun aiuto, si è seduto su uno sgabello e illustra l’iniziativa di cui è protagonista: una unione di tutte le associazioni ambientaliste per raggiungere, al di là delle differenze, che a volte sono anche profonde (nel gruppo che ha riunito ci sono, ad esempio, associazioni che non sono pregiudizialmente contro il nucleare), una comune linea d’azione. Anche qui ponendosi piccoli obiettivi da conquistare giorno dopo giorno. Al termine dell’intervento, Giovanni uscirà sempre sulle sue gambe e senza aiuto. E speriamo che così accada a tutti noi.

Questo, per chi fosse interessato, è l’indirizzo della Ted di Varese.

https://www.tedxvarese.com/talk/uniamo-le-forze-per-rivoluzionare-il-dialogo-climatico/