Evoluzione dell’intelligenza artificiale: macchine autoreplicanti, da Von Neumann ai giorni nostri

di Achille De Tommaso

Nel vasto panorama dell’intelligenza artificiale, si fa spazio un intreccio affascinante tra antiche visioni e moderne scoperte scientifiche.

È sorprendente scoprire che l’idea di macchine capaci di auto-riproduzione non è una novità dei nostri tempi, ma risale addirittura alla prima metà del Novecento, quando il genio di John Von Neumann intravvide l’ipotetica possibilità di tali creature.

Ancor più sorprendente è il fatto che questa visione anticipasse addirittura le fondamenta della biologia moderna, con il concetto dell’RNA messaggero: una microscopica macchina, che copia le informazioni del DNA e le trasmette ad una struttura, che le utilizza per fabbricare proteine.

Ma c’è di più: Von Neumann, in realtà, stabilì le regole logiche alla base di tutte le modalità di autoreplicazione, siano esse biologiche, meccaniche o digitali: von Neumann dimostra che è necessario un meccanismo che non solo sia capace di riprodurre un determinato essere, ma anche le istruzioni che caratterizzano quell’essere.

Per decenni, l’intelligenza artificiale autoreplicante è stata fonte di fascino e preoccupazione. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale autoreplicante è stato un processo continuo di innovazione e scoperta dalle prime teorie di John Von Neumann ad oggi.

Il matematico e informatico John Von Neumann propose per primo il concetto di macchine autoreplicanti negli anni ’40. Von Neumann pensava che fosse possibile creare macchine autoreplicanti che utilizzassero materie prime ed energia provenienti dall’ambiente circostante per creare copie di se stesse.

All’epoca, questa idea era rivoluzionaria e servì come base per la creazione di un’intelligenza artificiale autoreplicante.

I primi esperimenti con macchine autoreplicanti furono condotti negli anni ’50 e ’60. I ricercatori crearono semplici robot in grado di assemblare repliche di se stessi partendo da parti semplici. Sebbene questi primi test fossero rozzi, dimostrarono che le macchine erano capaci di autoreplicarsi.

L’idea dell’intelligenza artificiale autoreplicante è diventata poi più complessa con l’avanzare dell’informatica. I ricercatori hanno iniziato a creare programmi per computer autoreplicanti negli anni ’80.

Nel bene e nel male: infatti, questi programmi, noti come virus, sono diventati rapidamente un problema serio per gli utenti di computer.  Come sappiamo bene, virus informatici possono invadere, replicarsi e diffondersi su altri computer, provocando danni e interruzioni del sistema.

I ricercatori hanno iniziato a esaminare poi in dettaglio il potenziale dei robot autoreplicanti negli anni ’90. A quel tempo si iniziò ad istruire i robot a costruire duplicati di se stessi, con attrezzature e materiali molto specializzati e sofisticati.

L’idea a quel tempo fu anche di sviluppare robot in grado di viaggiare su altri pianeti e fermarsi i lì, stabilendo nuove colonie man mano che viaggiavano.

Con l’avvento della tecnologia di stampa 3D nei primi anni 2000, l’intelligenza artificiale autoreplicante ha poi fatto notevoli progressi. I ricercatori sono stati in grado di creare facilmente strutture e parti complesse grazie alla stampa 3D, che ha creato nuove opportunità di autoreplicazione.

Gli scienziati hanno così cominciato a creare robot in grado di duplicarsi utilizzando la tecnologia di stampa 3D, consentendo loro così di adattarsi all’ambiente circostante.

L’intelligenza artificiale autoreplicante è oggi una componente cruciale del settore della robotica. Le aziende stanno sviluppando robot in grado di manutenersi e ripararsi da soli, per ridurre la necessità dell’intervento umano. I robot autoreplicanti vengono utilizzati in campi come l’estrazione mineraria, l’esplorazione spaziale e l’agricoltura dove possono svolgere compiti troppo rischiosi o impegnativi per le persone.

I potenziali effetti dell’IA autoreplicante, tuttavia, possono non essere tutti piacevoli. Si teme che l’intelligenza artificiale autoreplicante possa mettere in pericolo la sicurezza delle persone.

Se l’intelligenza artificiale autoreplicante dovesse diventare fuori controllo, potrebbe rapidamente contrastare qualsiasi tentativo di controllarla duplicandosi rapidamente. Molti ricercatori nutrono serie preoccupazioni riguardo a questo scenario, noto anche come scenario “grey goo”.

Lo scenario “grey goo” è un concetto teorico che si riferisce a una situazione ipotetica in cui nanorobot autoreplicanti, progettati per eseguire determinate funzioni, perdono il controllo e iniziano a riprodursi incontrollabilmente,

consumando tutte le risorse disponibili sulla Terra e trasformando tutto ciò che incontrano in massa informe di nanorobot simile a una sostanza grigia, da cui il termine “grey goo” (in italiano “melma grigia”).

Questo scenario, coniato dallo scrittore Eric Drexler negli anni ’80, solleva gravi preoccupazioni riguardo alla sicurezza e al controllo delle tecnologie autoreplicanti, specialmente quando si tratta di nanotecnologie avanzate.

Se i nanorobot progettati per riprodursi e svolgere determinate funzioni dovessero perdere il loro sistema di controllo o essere soggetti a malfunzionamenti, potrebbero proliferare senza limiti, consumando risorse vitali come aria, acqua e suolo, mettendo in pericolo la vita sulla Terra.

Sebbene lo scenario “grey goo” sia attualmente considerato più una speculazione fantascientifica che una reale minaccia, solleva importanti questioni etiche e morali riguardo alla responsabilità nell’uso e nello sviluppo delle tecnologie autoreplicanti.

La gestione del rischio e la sicurezza sono quindi elementi cruciali da considerare quando si sviluppano e si implementano tali tecnologie.

Ci sono anche incertezze sul fatto che diffuse perdite di posti di lavoropotrebbero derivare dall’IA autoreplicante mentre le macchine iniziano a sostituire le persone in molti settori.

Le macchine autoreplicanti potrebbero superare il lavoro umano man mano che si sviluppano in sofisticatezza e potenza, lasciando molte persone senza lavoro o altri mezzi di sussistenza.

Nonostante queste preoccupazioni, l’intelligenza artificiale autoreplicante presenta vantaggi che non possono essere ignorati.

Settori come quello manifatturiero e quello edile potrebbero subire una rivoluzione grazie ai robot autoreplicanti, che aumenterebbero l’efficienza e ridurrebbero i costi.

Potrebbero anche essere impiegati per scoprire e colonizzare nuovi pianeti, creando nuove opportunità per la civiltà umana.

In conclusione, dai primi concetti di John Von Neumann ad oggi, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale autoreplicante è stato un processo continuo di innovazione e scoperta.

È fondamentale valutare attentamente i vantaggi e gli ostacoli, mentre continuiamo a sviluppare un’intelligenza artificiale che sia anche autoreplicante.

Per evitare di mettere in pericolo la società umana, è essenziale assicurarsi che queste macchine siano costruite e programmate pensando alla sicurezza.