Il pasto assistito nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare in ASL CN1
di Anna Maria Pacilli
“Lasciate che il cibo sia la vostra medicina
e la vostra medicina sia il cibo”
Ippocrate di Coo (460 a.C. – 370 a.C.)
Primo autore: Dott.ssa Anna Maria Pacilli, Responsabile Centro DAN Cuneo, Corso Francia 10 – Dirigente Medico ASL CN1, Psichiatra Psicoterapeuta
Altri autori:
Marianela Zamora, Psichiatra Psicoterapeuta ASLCN1
Daniela Massimo, Psicologa Psicoterapeuta, Dirigente ASL CN1
Mara Olocco, Psicologa Psicoterapeuta, libero-professionista ASL CN1
Elena Messa, Psicologa Psicoterapeuta, libero-professionista ASL CN1
Veronica Balbo, Infermiera ASL CN1
Vilma Barbero, Educatore Professionale ASLCN1
Sara Mattalia, Dietista ASL CN1
Silvia Dalmasso, Operatrice Socio-sanitaria ASLCN1
Francesco Risso, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale, ASLCN1
Introduzione e obiettivo del lavoro
Il pasto assistito rientra in un programma di riabilitazione psico-nutrizionale e prevede che il paziente affetto da disturbi della Nutrizione e della Alimentazione (DAN o DNA) sia supportato durante i pasti da un operatore (il dietista, l’infermiere o lo psicologo).
Il momento della condivisione del pasto riveste un ruolo centrale all’interno di percorsi terapeutici ospedalieri, residenziali e semiresidenziali; riscontra inoltre applicazione a livello ambulatoriale e di day-service. L’obiettivo consiste nel favorire un adeguato apporto nutrizionale, coadiuvando il paziente nel progressivo superamento della paura nei confronti del cibo e nell’abbandono dei rituali inappropriati che ne ostacolano l’assunzione.
Materiali e metodi – Lo studio è di tipo descrittivo, prendendo in considerazione le varie figure professionali che sono coinvolte in questo tipo di attività riabilitativa e l’importanza che ognuna di esse riveste in questo ambito.
Risultati – Le testimonianze da parte degli utenti del Servizio dimostrano l’importanza del pasto assistito e di quanto, seppure con differenze tra i diversi tipi di quadri psicopatologici, dopo un percorso di cura più o meno lungo, tutti gli utenti ne hanno ravvisato non solo l’utilità ed i benefici nel loro percorso di cura, ma anche la possibilità di promuovere un ampliamento della rete di relazioni sociali e la soddisfazione rispetto al supporto ricevuto da parte del personale sanitario.
Per completare la sua valenza terapeutico-riabilitativa, al momento del pasto “assistito” seguono altre attività nel post-prandium.
Analisi – Dalle testimonianze finora raccolte è emersa la difficoltà da parte degli utenti lavoratori ad integrare il trattamento all’interno della propria routine quotidiana e, a tal proposito, si è cercato di venire incontro alle esigenze di ognuno di loro, con una flessibilità di orario, mentre anche i pazienti affetti da Anoressia Nervosa, uno dei quadri psicopatologici più gravi, hanno riferito di giovarsi di tale metodica terapeutica, sebbene spesso comporti una grossa fatica da parte loro riuscire a terminare tutto il “vassoio” consigliato dai dietisti.
Inoltre nell’anno corrente si è concordato, in accordo con il servizio della Neuropsichiatria Infantile dell’ASL di aprire il pasto anche ai minori, a partire dai 15 anni di età ed anche per loro si è adottata una flessibilità di orario che tenga conto della frequenza scolastica.
Discussione e conclusione – L’osservazione condotta finora ha dimostrato come l’attitudine generale degli intervistati rispetto al servizio sia decisamente positiva. L’obiettivo che ci poniamo è quello di ampliare ulteriormente il campione per integrare i dati attualmente ottenuti con quelli futuri.
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Per approfondire: Testo completo al seguente link:
