Inchiostro salato

di Simonetta Greganti Law

 

Le parole che non erano mai state capaci di uscire da quelle labbra come incollate dal rossetto messo per ravvivare un volto tormentato dalla vita,
adesso avevano trovato un’altra via di sbocco e stavano per fluire abbondanti e disperate assieme all’inchiostro della penna stilografica che aveva ricaricato con le lacrime salate e nere,
sporche del mascara, che le rigavano le gote.

Se ne stava seduta davanti al tavolo della sua stanza inondata di luce e colori,
ravvivata da un mazzo di fiori che come d’abitudine si regalava da sola.

Quanto contrasto tra la vivacità e la luce di quella camera e il buio e la disperazione del suo cuore.

Il bisogno di far sentire la sua voce intrappolata da un macigno che le comprimeva il cuore attraversava i nervi del suo braccio destro
e in spasmi compulsivi traduceva in parole scritte il dolore che la opprimeva.

Parole taglienti, inutili, ridondanti, vane, velenose, aguzze, sconsolate, dolorose, soffocanti.
Frasi disperate, amareggiate, disilluse, scettiche, incompiute.

Il foglio ne era ormai saturo.

Rilesse tutto, appallottolò il foglio e lo gettò nel cestino.