La resilienza dell’economia mondiale… e l’Europa?

di Bruno Lamborghini

 

Il Rapporto Prometeia di marzo mette in evidenza la capacità di forte resilienza mostrata dall’economia mondiale dopo il susseguirsi di eventi anomali a partire dal 2020, dallo shock pandemia-blockout all’invasione russa dell’Ucraina, agli aumenti dei tassi delle banche centrali  per frenare l’inflazione innescata dai prezzi energetici per il taglio delle forniture russe e dal rilancio dei mercati postcovid.

L’economia mondiale ha saputo recuperare da quegli eventi e la fiammata inflazionistica è rientrata posizionandosi attorno al 2% con valori ancora sensibili in USA in conseguenza della straordinaria crescita economica americana guidata dai grandi interventi di politica fiscale dell’Amministrazione Biden.

Anche gli eventi bellici in Ucraina  e in Israele sembrano aver intaccato solo marginalmente l’economia mondiale, nonostante sia  crescente il rischio di estensione dei conflitti nell’Est Europa e in Medio Oriente e gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso possano determinare effetti sui costi delle materie prime.

Lo scenario geopolitico mondiale vede al centro tre protagonisti, USA , Cina e Russia che si stanno confrontando su più fronti, quelli bellici in Ucraina  ed Israele, le relazioni Europa/Russia, la questione di Taiwan, il rapporto/confronto con l’”area iraniana-sciita”  e le guerre  commerciali. Non appare peraltro volontà di allargamento dei conflitti, almeno da parte USA e Cina, così come sulla necessità di controllo degli armamenti atomici. Si attende l’esito delle elezioni americane in relazione alla possibile nomina di Trump, ma senza drammatizzazioni. Da parte di Cina e USA appare urgente trovare soluzioni per il conflitto in Ucraina assieme al contenimento delle aspirazioni di Putin.

L’andamento dell’economia USA prova che si possono attuare politiche di soft landing evitando crisi recessive. In Europa, al contrario i fattori recessivi pur contenuti mostrano le incerte politiche economiche, in specie nel caso tedesco in conseguenza delle difficoltà per il mancato import energetico dalla Russia e le minori esportazioni verso Russia e Cina, oltre che dalla forse troppo rapida trasformazione dell’industria automobilistica verso l’elettrico.

Preoccupa i paesi europei la crescita del debito pubblico che porta a indebolimento delle prospettive di sviluppo, in particolare per l’Italia. Persistono nel mondo elevati livelli sia di indebitamento che di liquidità che sarà solo parzialmente ridotta dall’inversione delle politiche monetarie delle Banche centrali dalla seconda metà 2024.

Preoccupa anche la crescita degli squilibri delle bilance dei pagamenti, con quella USA in forte passivo a fronte degli attivi europei e della Cina, attivi che così finanziano gli investimenti americani sottraendo il risparmio europeo e cinese dagli investimenti in Europa ed in Cina. Da parte sua la Cina sta soffrendo la grande crisi dell’immobiliare e solo in parte sembra ripartire verso la crescita attesa postcovid e la ripresa del commercio internazionale.

Secondo Prometeia, la crescita prevista dell’economia mondiale nel 24 e 25 è attorno al +3%, mentre negli USA , +2,4% nel 24, +1,9% nel 25-26, nell’UEM + 0,5% nel 24, +1,1% nel 25-26, in Cina + 4,5% nel 24 e +4,2% nel 25. Si distanzia ancora l’India con +7,3% nel 24 e +6,5% nel 25.

In Italia la crescita prevista da Prometeia partendo dal + 1% del 23, rivisto dall’ISTAT in aumento rispetto all’atteso +0,7%, ritorna nel 24 al +0,7% (come indicato anche dal FMI e rispetto al +1% del DEF) ed al +0,9% nel 25. A seguito dei freni ai superbonus ediliizi ed al reddito di cittadinanza scendono gli investimenti in costruzioni (-7,8% nel 24 e -8,8% nel 25) e si indebolisce la spesa delle famiglie (+0,4% nel 24).

In positivo appare la crescita dell’occupazione: +0,8% nel 24 e +0,3% nel 25. In negativo invece è il deficit sul PIL (4,5% nel 24 e 3,8% nel 25) ed il conseguente peggioramento del debito pubblico (140,1 % PIL nel 24, rispetto a 137,8% secondo il DEF e 141,4% PIL nel 25), in conseguenza anche dell’aggravamento degli oneri dei bonus edilizi. Il prossimo NADEF potrà fornire indicazioni circa le azioni di intervento in relazione ai nuovi obbiettivi comunitari.

Il quadro economico italiano nel 24 appare migliore della media UEM (+0,7% vs +0,5% UEM e meno 0,1% la Germania), ma il trend non appare proseguire già nel 25. La domanda interna al netto delle scorte risulta prossima allo zero (-0,1% nel 24 e +0,3% nel 25).  Le previsioni sottendono anche gli effetti sulla domanda da parte degli investimenti PNRR che cessano nel 26 per cui le ultime valutazioni del FMI esprimono il rischio che senza ulteriori interventi la crescita del PIL italiano possa limitarsi allo 0,2%.

In tal senso, il Direttore del Fondo Monetario Internazionale Kammer ha confermato il rischio che la crescita futura, senza un efficace controllo del debito pubblico, tenda a restare vicina allo zero. Il crescente processo di invecchiamento della popolazione italiana ha pesanti effetti negativi sulla forza lavoro e sulla crescita, in particolare senza aumenti di produttività, come avvenuto in Italia negli ultimi 20 anni.

Le analisi demografiche prospettano una riduzione di sei milioni di abitanti in Italia nei prossimi venti anni. Per affrontare questo declino. diventa sempre più necessario predisporre piani pluriennali di investimento per il miglioramento della produttività, politiche efficaci di immigrazione e la crescita della partecipazione femminile al lavoro.

Gli obiettivi della trasformazione digitale e ambientale vanno perseguiti strategicamente, anche se determinano sensibili aumenti dei costi gestionali delle imprese e delle strutture pubbliche. Non possono essere affrontati solo a livello nazionale in Italia, come in tutti gli altri paesi europei, ma richiedono di ricercare nuovi meccanismi di finanziamento a livello comunitario.

La discussione in preparazione delle elezioni del Parlamento europeo a giugno avrebbero dovuto concentrarsi sui problemi e interventi da affrontare da parte del nuovo Parlamento e Consiglio europeo. Si è invece limitata per lo più a polemiche partitiche a livello nazionale.

Anche la presentazione del Rapporto di Enrico Letta sul mercato unico europeo non ha riscosso grande attenzione sia a livello nazionale che a Bruxelles. Il Rapporto Letta contiene proposte molto concrete in particolare sull’urgenza di creare un mercato unico dei capitali, completando così il processo avviato con l’Euro e la politica monetaria comune.

Si sono avute già anticipazioni sulle conclusioni del Rapporto di Mario Draghi sulla competitività dell’Unione Monetaria Europea, destinate a costituire la base di rilancio dell’Unione, auspicabilmente con Draghi alla Commissione od al Consiglio. Draghi evidenzia il progressivo grave distanziamento della capacità competitiva europea rispetto agli USA ed alla Cina ed il declino in termini sia industriali che di innovazione tecnologica, a causa della frammentazione delle singole politiche nazionali e della mancanza di una politica economica e industriale comune. Basti pensare che il bilancio comune UE raggiunge appena l’1% del PIL europeo (2% sommando il NextGenEU), a fronte del Bilancio federale USA pari al 25% del PIL USA. Questo ritardo rischia di ampliarsi con gli sviluppi della trasformazione digitale, di quella ambientale ed anche per gli effetti della mancanza di una difesa comune.

L’obiettivo espresso da Draghi appare la necessaria evoluzione dell’Unione Europea attualmente a base intergovernativa verso forme federali sino agli Stati Uniti d’Europa. Possiamo commentare che si tratta di un obiettivo molto ambizioso, ma assolutamente necessario, basti pensare cosa potrà essere l’Europa attuale nel nuovo turbinoso contesto internazionale. Un obiettivo che probabilmente potrà attuarsi in forme più esplicitamente federative inizialmente da parte di un gruppo di paesi (ad esempio i paesi fondatori, Italia, Francia, Germania, Benelux più Spagna, Portogallo), lasciando temporaneamente in forme miste gli altri paesi, incluso i nuovi entranti.