La Rivoluzione Americana (1)- Parte seconda – La colonizzazione inglese. Le origini

di Mauro Lanzi

 

La Rivoluzione Americana è il frutto delle forme con cui si realizzò la colonizzazione del Nord America; è stata un evento assolutamente originale, unico, profondamente differente da tutte le altre rivoluzioni a noi note, sia da quella che l’aveva preceduta (la Rivoluzione Inglese), sia da quelle che seguiranno (francese e russa); in tutti questi altri casi, la rivoluzione era nata da una forte reazione contro strutture politiche arcaiche, oppressive ed inefficienti, anche se profondamente radicate, causa di gravi ingiustizie sociali, che quindi dovettero essere modificate o addirittura eradicate o distrutte, spesso con la violenza: da queste rivoluzioni nacquero forze politiche e sociali nuove, ordinamenti in parte diversi rispetto a quelli preesistenti.

Niente di tutto ciò nella Rivoluzione Americana; questa rivoluzione fu il prodotto dei due secoli di storia che l’avevano preceduta e delle forme con cui si era realizzata la colonizzazione del Nord America.

La peculiarità sostanziale della Rivoluzione Americana è che da essa nasce una nazione; non si tratta quindi di una evoluzione o di una modifica di quanto esistente, ma della nascita di una realtà politica nuova, destinata ad un grande futuro.

La nazione americana ha le sue radici in un processo di colonizzazione completamente diverso da tutti gli altri a noi noti e del quale quindi occorre studiare evoluzione e peculiarità, anche per comprendere la realtà presente e capire anche i motivi delle profonde differenze tra le due Americhe.

La penetrazione inglese nell’emisfero occidentale ebbe caratteristiche sostanzialmente diverse, persino opposte a quelle  viste per l’America del Sud; la Spagna fu veloce nell’opera di colonizzazione, l’Inghilterra molto più lenta, la Spagna operò con decisione e determinazione, l’Inghilterra non ebbe per lungo tempo obiettivi ed intenti precisi: la ragione di queste differenze è facilmente intuibile, le colonie americane furono sempre per la Spagna un immenso serbatoio di ricchezze, mentre per l’Inghilterra rappresentarono a lungo più una fonte di perdite che di guadagni: mancavano ovviamente l’oro e l’argento del Messico e del Perù, ma mancavano anche terre coltivate da sfruttare, mancava una vasta popolazione indigena da sottomettere, non c’era motivo quindi di investire risorse pubbliche in quelle zone.

Le prime esplorazioni inglesi in Nord America risalgono alla fine ‘400 inizio ‘500 quando i Caboto, padre e figlio, Giovanni e Sebastiano, scoprirono su incarico di Enrico VII Tudor il Labrador, la Nuova Scozia e la baia di Hudson; nessuno, né capitale pubblico, né capitale privato, manifestò però interesse nel prosieguo di queste imprese.

Le spedizioni inglesi verso il Nuovo Mondo dovevano riprendere cinquant’anni dopo, per motivi ben diversi, meno nobili, soprattutto contrabbando e pirateria, diretti verso i possedimenti spagnoli; è l’epoca di Elisabetta I e dei grandi pirati come Hawkins, Drake ed altri, che devastavano coste, depredavano navi, dividendo poi con la corona i proventi delle loro imprese.

Contemporaneamente, il repentino crollo del mercato della lana di Anversa, che era stato per secoli il principale sbocco commerciale inglese, provocò uno sconvolgimento nell’economia dell’isola che si vide costretta a cercare nuove soluzioni e nuovi mercati;   capitalisti e mercanti intraprendenti creano in questo periodo una serie di iniziative come la Compagnia della Guinea, la Compagnia della Moscova ed infine la ben più famosa e fortunata Compagnia delle Indie Orientali.

In questo fervore di iniziative tornò di moda l’idea di cercare una via di comunicazione diretta con l’oriente, che era stata, come ricordiamo, anche il primo intento di Colombo.

Gli inglesi, bloccati a sud dai possedimenti spagnoli, pensarono di trovare questo collegamento a nord, oltre la baia di Hudson esplorata dai Caboto, il favoloso “passaggio a Nord Ovest”. Tutti i tentativi, anche condotti da energici e abili naviganti, come Frobisher, fallirono miseramente, ma dettero modo agli inglesi di impratichirsi con le coste del Nord America; nacque gradualmente da questi viaggi l’idea della colonizzazione, inizialmente intesa a creare stazioni di transito per i viaggi verso oriente.

Il primo a realizzare concretamente un primo insediamento fu una strana figura di avventuriero e pirata, Walter Raleigh (si dice sia stato anche amante della Regina), il quale nel 1585 sbarcò su di una costa cui dette il nome di “Virginia” in onore della “Regina Vergine”, Elisabetta.

Tre volte tornò Raleigh sul posto, lasciando ogni volta nuovi coloni che regolarmente scomparivano nel nulla, sterminati dagli indiani o dalla fame. Roanok fu il nome di questo primo insediamento in Virginia, di cui non rimase traccia. Nel 1604 fu firmata la pace con la Spagna, che tagliò l’erba sotto i piedi alla guerra da corsa;

Raleigh non se ne dette per inteso, tentò altre avventure ed alla fine salì sul patibolo, perché il nuovo re, Giacomo I Stuart, non voleva guastarsi con la Spagna.

Bisognava trovare altre strade; stretta tra i possedimenti spagnoli a sud e le imprese francesi a nord, sospinte dal commercio di pellicce, all’Inghilterra non restava che sviluppare le aree intorno alla Virginia, sotto il profilo della coltivazione agricola; questi progetti erano anche incoraggiati dalla disponibilità di manodopera in eccesso, conseguente al crollo del mercato della lana.

Si crearono alcune iniziative private, che speravano di realizzare rapidi profitti dalle nuove terre, commercializzando oro, catrame, potassio, che si sperava di raccogliere, ed anche prodotti agricoli; tra di queste emerse la Compagnia della Virginia che nel 1607 ottenne dal Re Giacomo I una “Carta” per lo sfruttamento dei territori di quest’area;    l’intenzione iniziale della Corona era di conservare il controllo della colonia attraverso un consiglio di nomina regia residente a Londra, lasciando alla Compagnia la sola conduzione degli aspetti commerciali;     l’amministrazione locale era delegata ad un secondo consiglio, in cui i coloni,  che inizialmente erano solo servi della Compagnia,  cominciarono ad avere voce in capitolo man mano che si affrancavano dal loro stato iniziale, acquisendo la proprietà di appezzamenti di terreno.

Partendo da queste premesse la Compagnia riuscì a far partire la propria attività, creando un primo insediamento non lontano da Roanok, un villaggio che fu chiamato in onore del Re, Jamestown.   Malgrado le speranze iniziali e malgrado che il nucleo originario fosse periodicamente rinsanguato da nuovi arrivi, Jamestown visse anni durissimi; se non fece la stessa fine di Roanok, ciò fu dovuto al coraggio e all’energia di un capo del consiglio locale, un certo John Smith, che riuscì a rianimare i coloni, convincendoli a restare, malgrado la fame, le malattie, gli attacchi delle tribù indiane che reagivano con le armi all’occupazione di terre da parte dei nuovi arrivati. Caduto in mano agli indiani, Smith fu salvato, mentre stavano per schiacciargli la testa tra due sassi, dalla figlia tredicenne del capotribù, Pocahontas, che si gettò su di lui facendogli scudo con il suo corpo. Smith,  liberato,   riuscì a stipulare dei trattati con gli indiani, che permisero alla colonia di sopravvivere in accordo con i nativi;

Pocahontas fu poi sposata da un altro inglese che la portò con sé nel viaggio di ritorno in Inghilterra; la fanciulla sopravvisse poco in terra inglese, morì presto di tisi; il suo nome è divenuto leggenda.

La Compagnia della Virginia non riuscì mai a recuperare i capitali investiti ed infine fallì: nel 1624 il Re ritirò la concessione e dispose di amministrare la colonia tramite un Governatore di nomina regia, ma i coloni riuscirono a conservare sia le terre concesse dalla Compagnia, sia la loro assemblea amministrativa, che gestiva localmente la comunità con un’autonomia assai ampia; così il fallimento commerciale di una compagnia privata aprì indirettamente la strada ad un prototipo di autogoverno che sarà il fondamento del futuro delle colonie inglesi.

Chiaramente, se vi fossero stati prodotti da esportare, se la colonia fosse stata ricca e progredita, gli interessi speculativi sarebbero prevalsi, la Compagnia avrebbe conservato i suoi privilegi, soffocando la crescita della colonia;    il risultato di questo esperimento fu dovuto proprio alla sua marginalità economica, non c’erano miniere da sfruttare, materie prime da rivendere, bisognava procurarsi con l’agricoltura il necessario alla sopravvivenza.

Il successo della Virginia fu quindi legato all’agricoltura, che fortunatamente si orientò progressivamente, oltre che ai prodotti essenziali all’alimentazione, ad un particolare tipo di coltivazione, per la quale si trovò che il suolo della Virginia era particolarmente adatto, il tabacco; ancora oggi il “Virginian” è una qualità di tabacco molto apprezzata dai fumatori.

Il tabacco è un prodotto ricco, che però esaurisce rapidamente la terra e richiede molta manodopera; la coltivazione si diffuse quindi rapidamente verso sud, occupando sempre nuovi terreni, le terre del tabacco, ed impegnando nuovi addetti, in genere personale non qualificato; in questo processo la piccola proprietà non poteva sopravvivere facilmente alle difficoltà economiche, all’esigenza di capitali da investire, inizia quindi ad emergere il latifondo, che sarà una delle caratteristiche strutturali degli stati del sud.

Il problema della manodopera era di soluzione più difficile, l’impiego di manodopera nera importata dall’Africa si svilupperà solo dall’inizio del ‘700 con le conseguenze che conosciamo; per tutto il’600 si fece ricorso alle moltitudini di disoccupati che popolavano l’Inghilterra: a questi disperati (detti poi “indentured servants”) veniva offerto il passaggio per il Nuovo Mondo, il cui costo avrebbero compensato lavorando alcuni anni, tipicamente cinque, senza salario.

Era una sorta di schiavitù a tempo, che offriva prospettive difficili anche dopo il periodo di riscatto, perché i lavoranti arrivavano con fatica a disporre di un capitale sufficiente a comperarsi un fondo; più spesso erano costretti a prestare la loro opera come braccianti, furono gli antenati dei “poor whites “del Sud, il latifondo dominava la scena economica.

Nuovi eventi stavano per realizzarsi, lo scenario delle colonie americane era destinato a cambiare.