La scienza del fango dietro al successo del “D-Day”

di Achille De Tommaso

 

Come insegnò Cesare, le guerre non si vincono solo con i soldati, ma anche con l’attento studio dei percorsi che i soldati devono affrontare.

 

Sotto il fragore degli spari e il tumulto del D-Day, emerse un eroe improbabile ma cruciale: la scienza delle zone umide. Spesso trascurato nell’ambito delle strategie militari e dei movimenti delle truppe, lo studio del fango si rivelò fondamentale per il successo della più grande invasione anfibia della storia.

Dopo l’evacuazione del corpo di spedizione britannico da Dunkerque durante l’Operazione Dynamo del 1940, gli Alleati iniziarono a pianificare meticolosamente l’invasione dell’Europa occupata dai nazisti.

La raccolta di informazioni dettagliate sulla costa francese, potenziale sito di sbarco, fu una componente vitale di questi preparativi.

Le ricognizioni portarono alla selezione delle spiagge a nord di Caen in Normandia, nell’area ideale per portata dei caccia alleati e vicinanza ai porti. Tuttavia, le prime mappe geologiche suggerivano la presenza di depositi di torba, una sostanza organica semidecomposta tipica delle zone umide, che avrebbe potuto destabilizzare le operazioni di sbarco.

Alcune di queste mappe risalivano addirittura all’epoca romana, quando si esploravano le torbiere in cerca di combustibile.

Il professor John Desmond Bernal, consigliere scientifico alleato, avvertì che le spiagge normanne avrebbero potuto non reggere il peso di veicoli e attrezzature pesanti. Poiché le foto aeree non bastavano, fu necessaria un’analisi fisica del terreno.

Questo compito cruciale fu affidato al tenente comandante Nigel Clogstoun-Willmott, esperto di ricognizioni costiere segrete, che aveva creato un’apposita unità, i Combined Operations Pilotage Party (COPP).

Dopo un addestramento specifico, due incursori COPP, nuotatori esperti, – il maggiore Logan “Scottie” Scott-Bowden e il sergente Bruce Ogden-Smith – furono scelti per una pericolosa missione di raccolta campioni sulla futura spiaggia di sbarco, definizione in codice Gold Beach.

La notte di Capodanno 1943, i due nuotarono furtivamente fino alla costa francese, equipaggiati solo con mute stagne, una torcia, bussola, orologio, coltello e revolver. Utilizzando carotatrici portate al seguito in tubi stagni, prelevarono campioni di sedimento in varie zone seguendo uno schema a W, segnando le posizioni su tavolette impermeabili.

Una volta completata la raccolta, si rituffarono in mare per essere recuperati dalla squadra COPP ad un punto di estrazione prestabilito.

In Inghilterra, i campioni furono analizzati dagli scienziati delle zone umide per determinare la consistenza e il contenuto di torba e argilla, fattori chiave per stabilire l’idoneità delle spiagge all’invasione.

Nei mesi seguenti, i COPP ispezionarono molte altre aree della costa normanna, identificando sia zone praticabili che non adatte, per veicoli e carri armati. In base ai rilievi, fu possibile progettare veicoli speciali come i “funnies” con accessori come tappetini “Bobbin” per superare fango, argilla molle e depositi di torba.

Il coraggio dei commando COPP e l’applicazione delle conoscenze di geologia e idrogeologia furono determinanti per garantire il successo del D-Day. Senza i loro sforzi, gli Alleati avrebbero rischiato di rimanere letteralmente “impantanati”, esposti alle difese tedesche.

Come dichiarò l’ammiraglio Ramsay dopo lo sbarco: “Il successo finale di Overlord dipende in larga misura da queste operazioni preliminari”.