L’islamizzazione passa per il calcio?

di Vincenzo Rampolla

La diffusione dell’islam sul suolo italico. Dell’argomento avevo già parlato in due articoli di novembre (L’Islam sotto casa – Una scorsa all’Europa, 9 e 11 Ottobre 2023). In pochi mesi le cose sono cambiate. Sotto gli occhi ho il rapporto politico Islamball di Nicola Procaccini. L’autore, parlamentare di Fi e Co-Presidente del Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei, si abbandona a dure esternazioni: Occhio alla lista dei giocatori cattivi di origine musulmana…”  A suo dire, le autocrazie islamiche usano il calcio per diffondere il clima islamico, anche quello radicale, e punta il dito contro l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi, accusati di voler irradiare le loro tradizioni culturali e religiose in occidente. Il Rapporto presenta la lista dei calciatori che molto recentemente “hanno sostenuto apertamente la causa palestinese, anche con forme di fanatismo religioso, in relazione ai brutali attacchi di Hamas verso Israele.”

In una curiosa e preoccupante lista dei giocatori cattivi, spiccano:

  • Il difensore egiziano dell’Arsenal Mohamed Elneny, che ha espresso il proprio sostegno sui social al popolo palestinese.
  • Riyad Mahrez, ex stella algerina del Manchester City, passato la scorsa estate ai sauditi dell’Al-Ahli, che ha pubblicato sui propri social un’immagine della Cupola della Roccia, luogo sacro di Gerusalemme conteso agli israeliani e sotto la quale ha postato un versetto del Corano “Indubbiamente, l’aiuto di Allah è vicino”, accompagnato da una bandiera palestinese.
  • Il franco-algerino Nabil Fekir, in forza agli spagnoli del Real Betis, che ha espresso il suo sostegno al popolo di Gaza su Instagram, “soggetto all’apartheid per troppo tempo”, denunciando l’occupazione israeliana della Striscia.
  • Il difensore marocchino Noussair Mazraoui, del Bayern Monaco, che ha postato su Instagram un video in cui una voce dice: “Dio, aiuta i nostri fratelli oppressi in Palestina, affinché ottengano la vittoria.”
  • Mohamed Salah, stella del Liverpool che si è schierato sui social per la Palestina.
  • Il giocatore algerino del Nizza, Youcef Atal che, dopo aver pubblicato su Instagram un video di un predicatore palestinese che incitava alla violenza contro gli ebrei, è stato sospeso perché coinvolto in un’indagine per “apologia del terrorismo e provocazione dell’odio”.
  • E l’elenco continua, fino al caso di Karim Benzema, ex centravanti del Real Madrid e a quello dei sauditi dell’Al-Ittihad, club che milita nella Lega, massima divisione del campionato saudita  con rosa di 33 giocatori di età media 33 anni, 9 stranieri e valore totale di mercato  €110,68 M.

Procaccini dice: “Nel 2019 presentammo il primo rapporto; all’epoca fece scalpore quando

dimostrammo come sulle magliette delle squadre di tutte le capitali europee vi fosse un riferimento all’Islam. Oggi il fenomeno si è ulteriormente rafforzato, abbiamo connesso i fregi per porre in evidenza che si tratta di una strategia.” Continua e cita la Relazione sulla Fratellanza musulmana, documento geopolitico a tutti gli effetti, che spiega come: “Non sia utile né proficuo conquistare l’Europa attraverso gli strumenti militari o economici: quello che funziona per conquistare l’Europea e l’Occidente è l’aspetto culturale e sociale. È allargando l’influenza geopolitica islamica che si riesce a conquistare ciò che ci si prefigge di conquistare. E non utilizzo termini a caso. Non è nulla di improvvvisato, ma qualcosa di premeditato. Afferisce a una strategia geopolitica che tutti vediamo anche se nessuno ne coglie il senso e anzi qualcuno fa finta di non coglierlo. Dietro tutto questo c’è qualcosa di molto più pericoloso che qualcuno doveva raccontare, visto che finora nessuno l’ha fatto.”

“Con l’impiego del calcio e dello sport, in genere come strumenti di soft power e di diffusione della cultura islamica” – si legge nel Rapporto – “Gli stati mediorientali, nell’occhio del ciclone quando si parla di rispetto dei diritti umani, libertà e democrazia, stanno cercando di ripulire la propria immagine. Ma la loro natura e la loro essenza rimane sempre quella di Paesi dove le libertà e i diritti vengono quotidianamente calpestati e ignorati. Sono necessari adeguati controlli sul fiume di denaro già in circolazione in Europa e che verosimilmente è destinato ad aumentare nei prossimi anni. Centinaia di milioni di euro che attraverso il calcio potrebbero andare a sostenere l’Islam radicale.

Un processo che, secondo l’Autore, investe tutto il continente. Si parla ovviamente dei mondiali di calcio in Qatar nel 2022, della campagna acquisti dell’Arabia Saudita che ha ingaggiato molti campioni, ma anche delle recenti acquisizioni mediorientali di club europei, in particolare quella da parte di Abu Dhabi del Manchester city nel 2008, quella del Qatar del Paris Saint Germain nel 2011 e la recente vendita del Newcastle United a un consorzio che include il fondo sovrano dell’Arabia Saudita o Pif. Un processo che interessa anche l’Italia: il ct della Nazionale Roberto Mancini è passato all’Arabia Saudita e sulle magliette della Roma, prima squadra della Capitale, campeggia la candidatura della rivale Riad ad ospitare l’Expo 2030. Sullo sfondo c’è la candidatura per i mondiali di calcio del 2034 dell’Arabia Saudita.

Non si tratta solo di un divertissement di ricchi sceicchi che non sanno come buttare i loro quattrini e allora li buttano nel calcio – avverte Procaccini – Il ritorno è nella diffusione geopolitica dell’Islam, anche quello più radicale, attraverso lo strumento più internazional popolare che esista sulla faccia della Terra, il gioco del calcio. Comprare il mondo del calcio significa impossessarsi del più formidabile strumento geopolitico.

In una conferenza stampa vengono diffusi i nomi dei “calciatori di religione musulmana che, come mai avvenuto in passato, hanno sostenuto apertamente la causa palestinese, anche con forme di fanatismo religioso, in relazione ai brutali attacchi di Hamas verso Israele”. Si avverte inoltre che “mentre l’Europa sportiva si fa comprare dal mondo arabo, lo stesso si coalizza a supporto dell’Arabia Saudita per ottenere l’organizzazione dei mondiali di calcio 2034, come confermato dalla scelta dell’Indonesia di rinunciare alla candidatura. Questa scelta apre la strada all’appoggio unico da parte dell’AFC, la Federazione del Calcio Asiatico, verso l’Arabia Saudita, come confermato dal Presidente dell’organizzazione, Shaikh Salman bin Ebrahim Al Khalifa. La candidatura quasi sicuramente avrà successo, dato che le norme FIFA impediscono di giocare nello stesso continente due edizioni consecutivi della manifestazione, che nel 2030 sarà giocata in 6 Paesi divisi su 3 continenti. Che significa? Che per almeno un decennio proseguiranno gli investimenti dei sauditi nel calcio mentre i succulenti esborsi nelle campagne acquisti degli scorsi mesi potrebbero moltiplicarsi.

Nella conferenza stampa non tutti condividono toni così trancianti. Andrea Stramaccioni, allenatore di calcio, opinionista, e telecronista la pensa diversamente. L’ex allenatore di Udinese e Inter, commentatore di Dazn, avverte che “Il tema è delicato e bisogna stare attenti”. Lui ha operato quattro anni in MO, in Iran e in Qatar. “Io in Iran ho lavorato e ho visto tante cose che non sono come vengono raccontate. Il MO ha fame di calcio, è un dato di fatto. In Iran lo sport è aggregazione. In MO stanno investendo tanto e stanno portando via le eccellenze […] Noi in Italia abbiamo un freno a mano verticale sulla nostra evoluzione.

Procaccini si rende conto della diversità di toni tra lui e gli ospiti. “Ognuno ha una sua sensibilità, io ho una sensibilità politica particolare ed è la motivazione che più mi ha portato ad espandere questa ricerca. Per cogliere uno degli elementi di cultura – aggiunge – ricordo che mentre a Cristiano Ronaldo è stato vietato di farsi il segno della croce, Benzema può tranquillamente pregare Allah prima di entrare in campo. Una serie di calciatori svolgono la funzione di influencer del mondo islamico e lo fanno talvolta in favore di Hamas, soffiando sul fuoco. Nulla è casuale. Si tratta di una strategia geopolitica che risponde a una logica, a un disegno egemonico. Questo va detto.