Politicamente (s)corretto

di Nazzareno Lasagno

 

In questi giorni è circolata la notizia che nel Regno Unito è stato vietato il film Mary Poppins ai minori di 12 anni non accompagnati perché “contiene un linguaggio discriminatorio”.

Mancava l’ennesima perla nel vasto florilegio di idiozie del cosiddetto “politicamente corretto”!

La cinematografia del passato, da Via col vento a Colazione da Tiffany, è sotto il tiro incrociato di questo bigottismo ideologico perché accusata di essere portatrice di stereotipi razzisti, sessisti, classisti ecc.

Ci sono poi film incolpati d’influire negativamente sull’emotività dei bambini, in quanto mostrano scene strazianti che riguardano animali, come Bambi, e altri cartoni animati considerati propagatori di cattivi insegnamenti, da Dumbo agli Aristogatti. Quest’ultimo, ad esempio, sarebbe discriminatorio verso i popoli asiatici, perché ne enfatizza negativamente i tratti somatici, presentando un gatto siamese con gli occhi a mandorla e i denti sporgenti.

Insomma, molti cartoon della Disney del passato dovrebbero essere messi all’indice perché non rispettosi delle nostre attuali sensibilità.

Nel mirino degli adepti alla religione del politically correct è anche entrata a pieno titolo l’opera lirica.

Al Teatro La Scala, in una rappresentazione di Un ballo in maschera il libretto originale venne emendato, e la frase con la maga Ulrica, che “s’appella dell’immondo sangue dei negri”, venne magicamente trasformata in “Ulrica dei demoni maga servile”.  Chi conosce la storia dovrebbe sapere che nel 1859, quando Antonio Somma scrisse quel libretto d’opera, negli Stati Uniti era ancora ampiamente praticata la schiavitù.

L’Aida è considerata da qualche regista ipersensibile un’opera razzista e colonialista e qualche soprano si è anche rifiutato di dipingersi il volto di nero per non offendere le persone di colore.

E di Otello che ne facciamo? Tutti i tenori bianchi che si sono anneriti la faccia dovrebbero pentirsi e fare pubblica ammenda?

Il politicamente corretto ha come conseguenza devastante la cancel culture, corrente di pensiero animata dalla nobile missione di “correggere” le opere del passato per conformarle alla cultura di oggi, con la conseguenza di creare effetti deliranti e ridicoli.

In nome di questa ideologia si sono stravolti personaggi e ambienti.

Così Violetta della Traviata da donna ricca e dissoluta, leggasi prostituta d’alto bordo, in una rappresentazione parigina è diventata una ragazza povera e sfortunata…se la buttiamo sul sociale è più accettabile!

Oggigiorno i testi delle canzonette, in specie rap e trap, sono strapiene di parolacce e nefandezze di ogni genere, però se Fausto Leali persistesse nel cantare la bellissima canzone Angeli negri rischierebbe di essere boicottato e indotto a cambiare il testo, ma così facendo capovolgerebbe completamente il significato perché gli Angeli neri (Dark Angels) sono gli angeli caduti: effetti collaterali del politicamente corretto!

Per fortuna esistono ancora persone intelligenti e di buon senso come il Maestro Riccardo Muti. Recentemente ha diretto Un Ballo in maschera al Regio di Torino e si è rifiutato di modificare il testo originale, affermando che “Non va bene imbiancare quanto è stato fatto nel passato, anche se crudele o sporco”.

Nemmeno le arti figurative sfuggono agli attacchi talebani, ops scusate, volevo dire fanatici castigatori.

Così s’imbrattano o si abbattono statue come quella di Cristoforo Colombo, colpevole di aver contribuito alla colonizzazione delle Americhe, con la conseguente sopraffazione dei nativi, e accade pure che, in quella stessa America, alcuni genitori chiedano l’espulsione di un’insegnante d’arte che ha spudoratamente esibito l’immagine integrale del David di Michelangelo agli allievi, teenagers presumibilmente abituali navigatori di siti porno.

Insomma, la cancel culture non fa sconti a nessuna forma d’arte, dalla letteratura alla musica, dal teatro alla scultura. E come accade in tutti i regimi, per affermarsi trova il mezzo più confacente allo scopo: la censura.

In questo modo si procede all’eliminazione o alla sostituzione di tutto ciò che risulta non conforme all’ideologia dominante.

Ma vi è una forma di censura ancor più severa e inquietante, ed è l’autocensura.

Un controllo preventivo ed eccessivo del linguaggio deve aver indotto le zelanti maestre di una scuola elementare a modificare una canzoncina di Natale, sostituendo il nome “Gesù” con la parola “cucù”.

Sarà sfuggito alle maestrine dalla penna rossa che così avrebbero potuto offendere gli svizzeri, noti costruttori di orologi a cucù?

Di questo passo ne subiranno le conseguenze anche le opere che fanno parte del patrimonio culturale universale.

Aspettiamoci dunque una revisione di romanzi come Moby Dick perché offende gli animalisti, indignati dalla caccia alle balene, o anche dell’Odissea, intrisa di maschilismo e antifemminismo.

Pure quell’omofobo di Dante Alighieri dovrà essere “purgato” per aver cacciato all’Inferno i “peccatori contro natura”, all’epoca “sodomiti”, parola oggi impronunciabile.

In questa deriva senza limite prepariamoci ad assistere alla progressiva revisione o cancellazione di molte opere del passato non rispettose degli attuali valori e principi. La lista è lunga e include l’abbattimento di statue, effigi e monumenti di un passato che non condividiamo, con il rischio di emulare i talebani iconoclasti (questa volta il termine è corretto!) che hanno distrutto i meravigliosi Budda di Bamiyan.

Prendere le distanze dalle cose sbagliate del passato è sacrosanto, ma pretendere di revisionare anche le arti per omologarle all’ideologia dominante è stupido e ipocrita.

Auguriamoci che, come nel romanzo 1984 di George Orwell, a qualcuno non venga in mente di istituire il “Ministero della Verità”, un organo di propaganda e informazione preposto alla continua revisione e al camuffamento di libri di storia, dati, statistiche e documenti per adeguarli alle esigenze della dittatura del pensiero unico.

Nel frattempo, cari bacchettoni contemporanei provate a pensare che fra qualche anno anche le vostre idee saranno messe in discussione o censurate, e nel frattempo rilassatevi e bevete un caffè… “corretto” ovviamente.