Razza assassina (2): Perché Esiste una Sola Specie Umana? La Creatività Assassina dell’Homo Sapiens
di Achille De Tommaso
Il legame indissolubile tra creatività e distruzione si manifesta costantemente nel corso della storia umana, incarnato emblematicamente nel dualismo tra Eros e Thanatos. Questi due concetti, approfonditi da Sigmund Freud, rappresentano rispettivamente la pulsione di vita e la pulsione di morte.
Eros, dal greco “amore”, incarna la forza vitale che spinge gli individui verso la creazione, la crescita e la costruzione di legami. È l’energia che alimenta la riproduzione, l’arte, la cultura e tutte le forme di espressione creativa. Freud descrive Eros come la pulsione che mira a stabilire unità e armonia, promuovendo la conservazione e la proliferazione della vita.
D’altro canto, Thanatos, dal greco “morte”, rappresenta la pulsione distruttiva presente nell’essere umano.
C’è un’ipotesi molto interessante e suggestiva avanzata da antropologi; provo a riassumerla.
Circa 70.000 anni fa, l’Homo sapiens si ritrovò vicino all’estinzione a causa di una catastrofe ambientale: l’esplosione del vulcano Toba a Sumatra, che ricoprì i cieli di cenere per molto tempo, abbassando le temperature globali di circa sei gradi. Sopravvisse in Africa una popolazione estremamente ridotta, stimata in circa 20-25 mila individui; denominati “fondatori”.
In questa popolazione si manifestò un’evoluzione biologica e culturale di importanza cruciale: lo sviluppo del linguaggio articolato completo. Era nato l’Homo sapiens 2.0.
Attraverso questa nuova capacità comunicativa, questo essere divenne in grado non solo di interagire con i propri simili in maniera complessa, ma anche di immaginare, di espandere la propria creatività e di esprimersi attraverso l’arte, il simbolismo e l’astrazione.
Contestualmente, però, gli studiosi hanno notato che, accanto al proliferare di fenomeni artistici prima piuttosto rari, si verificavano anche aspetti invasivi e distruttivi, caratteristiche che ancora oggi ci definiscono come specie cosmopolita “invasiva”. Considero questo termine eufemistico: infatti si ritiene che esempio evidente della micidiale presenza di questo essere è la rapida estinzione della megafauna in molti habitat in cui l’uomo si insediava; non causata quindi dal cambiamento climatico. (1)
L’Homo Sapiens era infatti portatore di una creatività ambivalente: era capace di meravigliose espressioni artistiche e, al tempo stesso, di spietata efficienza distruttrice. Questo gruppo di uomini iniziò a prosperare e a diffondersi, migrando, come aveva sempre fatto il genere Homo. e non fece estinguere solo gli animali.
Circa 45.000 anni fa, i nuovi sapiens raggiunsero l’Europa e l’Asia, territori nei quali vivevano almeno altre tre specie umane:
- L’Uomo di Denisova
- L’Uomo di Neanderthal
- L’Uomo di Flores
Queste tre specie avevano coabitato con i sapiens più antichi per decine di migliaia di anni, ma con l’arrivo della nuova versione dell’Homo Sapiens il loro declino divenne inarrestabile.
- L’Uomo di Denisova scomparve circa 40.000 anni fa.
- L’Uomo di Neanderthal resistette con una piccola popolazione a Gibilterra fino a circa 26.000 anni fa.
- L’Uomo di Flores, noto anche come Hobbit, sopravvisse fino a circa 12.000 anni fa, prima di estinguersi.
Sulla Terra rimase una sola specie umana: la nostra.
Un esempio emblematico di questa dualità è racchiuso nella celebre affermazione attribuita a Graham Greene e resa iconica nel film Il terzo uomo da Orson Welles: “In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto luogo assassinii, guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù.” (in realtà potremmo dire che oggi sono “rinsaviti”, sono grandi produttori di armi e hanno il numero di armi per abitante tra i più alti del mondo…)
Questa dicotomia ci induce a chiederci: ”Ma allora la Creatività sottende la Distruzione?”. Oppure, peggio: “la Distruzione presuppone Creatività?”
Mi auguro solamente che questa dicotomia tra genio e distruzione non si trasmetta anche alle future forme di intelligenza artificiale. Se così fosse, questo fatto potrebbe rappresentare un balzo in avanti verso la nostra fine.

