Rentrée dell’energia nucleare?

di Vincenzo Rampolla

Dagli Usa all’Europa, dall’Africa all’Asia, il nucleare sta vivendo un revival, rinascimento lo chiamano. Pungolati dalla transizione ecologica e dalla crisi energetica? E in Italia? Chi ne parla? A livello planetario tira un’aria di rinascita atomica, i Governi di tutto il mondo riconsiderano i piani di chiusura delle centrali nucleari e l’interesse per i nuovi reattori è molto vivo. Fino a ieri, la tendenza aveva preso un’altra piega. Dopo una serie di agonie nucleari per un terremoto e uno tsunami nella centrale giapponese di Fukushima, l’opinione pubblica mondiale si era scatenata contro l’energia nucleare. 10 anni fa, Giappone, Germania, Usa e altri avevano annunciato la chiusura degli impianti. Oggi, il grande risveglio, gonfiato dai media, esaltato dai politici, condannato dagli ambientalisti. L’aumento dei prezzi dei combustibili fossili, dovuto in parte ai conflitti in corso e all’incalzante minaccia del cambiamento climatico, mettono alle corde scienziati e Nazioni: i costi vedono e i vantaggi. Eppure, questo nucleare, basterebbe gestirlo con metodo.

Rivolgersi ora al nucleare non chiede spiegazioni. È sulla bocca di tutti: funziona e non sputa carbonio. L’International Energy Agency (AIE) sostiene che senza lo sviluppo dell’energia nucleare, raggiungere una produzione netta di elettricità pari a zero entro il 2050 costerà $500 Mld per altri investimenti, con l’industria da potenziare e le bollette elettriche a $20 Mld/anno. Gli esperti di energia vedono il nucleare come un buon partner per sostenere le reti elettriche durante i periodi in cui le energie rinnovabili sono inattive. Trasformare questa logica in un programma di investimento coerente è un altro paio di maniche. La maggior parte delle decisioni politiche riguarda ossessivamente la conservazione della capacità energetica esistente, una sorta di gioco d’azzardo: ogni istante conta per fermare le tragiche conseguenze del riscaldamento globale. L’attuale paradigma per la costruzione di reattori nucleari è una realtà di costi ingigantiti di anno in anno e di incubi di megaprogetti, mentre l’idea di reattori modulari piace, ma deve convincere: a quando su larga scala? Sempre l’AIE osserva, senza mezzi termini, che l’industria deve realizzare progetti più economici per guadagnarsi la fiducia. Diplomazia. Parole al vento. Bisogna darsi da fare, decidere e agire. Alla radice di tutte le complicazioni del nucleare, ci sono i forti sentimenti delle persone sui pericoli e i benefici, capaci di mutare in sfida anche l’analisi più convincente. Secondo le statistiche, l’energia nucleare è tra le fonti di energia più sicure. La statistica però non c’entra, è infida e mendace e anche a Fukushima, il peggiore forse degli incidenti in una centrale, non ci sono stati morti da radiazioni, ma la gente è crepata nel caos dell’evacuazione e ci sono ancora migliaia di persone condannate: chi ritorna a casa con la contaminazione radioattiva? Una migliore gestione delle regole di sicurezza e un’eccellente normativa devono entrare nell’equazione. Il combustibile minerario per le centrali è un elemento complesso e tossico, né più né meno come i minerali di base da estrarre per batterie e fotovoltaico, con una nuova generazione di rifiuti che si accumula, mentre lo stoccaggio delle scorie nucleari resta tecnicamente gravoso e politicamente sensibile e con l’Italia in primissimo piano per la negligenza. E spunta una nuova difficoltà: i fiumi in Europa e negli Usa usati per raffreddare i reattori stanno diventando troppo caldi per la loro funzione e costringono a ridurre la produzione di energia. L’esempio del Rodano in Francia è parlante. Il rivolo glaciale dalle Alpi svizzere, in un baleno si è trasformato in uno dei corsi d’acqua più industrializzati del mondo, sparato dritto nel Mediterraneo; la sua acqua fredda è aspirata nelle caldaie, refrigerata poi attraverso i tubi e deviata per l’agricoltura. Tra i suoi golosi utenti c’è un esercito di reattori destinato a generare circa un quarto dell’energia nucleare francese. Negli ultimi mesi le cose hanno preso una nuova piega e la temperatura della sua acqua è cresciuta a dismisura. Impossibile raffreddare i reattori senza vomitare a valle un’acqua tanto calda da soffocare la vita acquatica. Risultato: Electricité de France (EDF) ha iniziato a spegnere alcuni reattori lungo il Rodano e la Garonna, secondo grande fiume del sud. I tagli delle recenti estati, combinati con avarie, difetti, rotture e mala gestione, su altri reattori hanno ridotto la produzione di energia nucleare francese del 50%. Sbucano sconosciuti rischi climatici, quelli tipici del nucleare, e uno dopo l’altro si fanno sentire.

Gran parte dell’attuale ingegneria non riguarda il reattore nucleare, ma la gestione di criticità idriche e su vasta scala. Mantenere i reattori freschi, ha condannato il Rodano. Colpite da fiumi più caldi vi sono molte industrie, tra cui grandi fabbriche e centrali elettriche operanti a carbone e gas, mentre sulle coste una combinazione di crescita del livello del mare e di tempeste intense e più frequenti ha accresciuto i rischi di inondazioni. Gli scienziati hanno anche rilevato nuove sfide, insolite e prepotenti: invasione di alghe, sempre più frequenti e di popolazioni di meduse destinate a aprirsi e intasare le condutture dell’acqua. Si espandono e scoppiano.

Se le centrali nucleari sono nate per durare in futuro, con vita di mezzo secolo o più, molto prima che si pensasse di far fronte alle minacce legate al clima fanno capolino criticità legate ai cambiamenti climatici e che toccano la sicurezza, settore che ha iniziato a darsi una mossa per starne alla larga. Sebbene producano scorie radioattive, le centrali possono generare grandi quantità di elettricità in maniera continuativa e pianificabile, senza emissioni di gas serra e compensando l’intermittenza delle rinnovabili vincolate alla meteorologia. Tutti lo sanno, ma nessuno le vuole.

La Commissione Usa di Regolamentazione nucleare (NRC), dopo il disastro di Fukushima, nel 2011 ha redatto nuove norme per rafforzare gli impianti esistenti a fronte delle minacce climatiche, come gli uragani e l’innalzamento del livello del mare. Il processo ha identificato moltissime strutture sensibili a problemi di allagamento in condizioni estreme. E nel 2019 questi piani erano stati recepiti, ma in gran parte affondati dalla leadership politica: costi inaccettabili per l’industria nucleare per essere adottati per eventi di bassissima probabilità. Se si aggiunge il fatto che l’industria nucleare e gli ambientalisti hanno continuato a contestare le normative esistenti, trascurando le ultime scoperte scientifiche, in particolare il tema dei rischi climatici e dell’innalzamento del livello del mare, dulcis in fundo, in Europa e negli Usa, i grandi capi vogliono assurdamente estendere la vita delle centrali per combattere i cambiamenti climatici, è il cane che si morde la coda, con una gestione governata dall’ignoranza. Nel 2019, l’NRC ha iniziato a concedere estensioni di 20 anni per alcuni reattori, a partire dalla centrale elettrica di Turkey Point (Florida). Gli ambientalisti si sono dati da fare per bloccare il piano, con la scusa che una combinazione di uragani più violenti associati all’innalzamento del livello del mare avrebbe minacciato l’impianto: l’NRC ha dovuto invertire l’estensione nel Turkey Point e di altri impianti, in attesa di una analisi ambientale più ampia. A Palo Verde (Arizona) c’è pure un impianto nucleare nel deserto, l’unico che usi le acque reflue municipali; niente fiumi o mari, anche se l’impianto si è scontrato con il caro prezzi causato dalla concorrenza di molte industrie che hanno giocato al ribasso, privilegiando le piccole forniture. La nuova generazione di reattori nucleari più piccoli, utilizzando ormai raffreddamento ad aria, sali fusi, sodio, non è condizionata da fonti d’acqua a portata di mano.

Anche il rapporto costi-benefici dei reattori sta cambiando, e molti Paesi pensano di dotarsi di nucleare per la prima volta, altri di aumentarli o modernizzarli. Gli Usa, ad esempio, hanno lanciato un programma da $6 Mld sulle centrali nucleari in difficoltà finanziarie e a rischio chiusura. Hanno stanziato anche $2,5 Mld per il supporto allo sviluppo dei reattori avanzati di nuova generazione, come quello modulare di TerraPower, la startup di energia nucleare fondata da Bill Gates, in costruzione a Kemmerer (Wyoming). Gli Usa dispongono di 55 centrali in 28 Stati, per un totale di 93 reattori. Nel 2023 dovrebbero entrarne in servizio due nuovi in Georgia, i primi dal 2016. Le autorità della California stanno valutando di mantenere attiva la centrale di Diablo Canyon che, pur pesando il 9 % della produzione elettrica del Paese, dovrebbe chiudere nel 2025 costretta dalla contestazione pubblica. E non basta. Il clima arido sta riducendo la disponibilità di acqua anche per le centrali idroelettriche e nello stesso tempo gonfia la domanda di condizionatori per uffici e abitazioni, attivando un nuovo ciclo vizioso.

E in Europa? Negli ultimi anni, le centrali di tutto il Nord Europa hanno chiuso o ridotto la produzione, costrette dall’acqua di mare diventata troppo calda per raffreddare in modo sicuro i nuclei del reattore.  Il 6 luglio 2022 il Parlamento Europeo ha comunque votato a favore dell’energia nucleare verde e dell’inserimento di alcuni progetti sull’energia nucleare nella lista delle attività economiche dichiarate sostenibili dal punto di vista ambientale (la cosiddetta tassonomia). Mesi prima, in Francia, il Presidente Macron – il nucleare francese copre circa il 70 % dell’energia consumata – ha annunciato un piano da €52 Mld per costruire entro il 2035 un massimo di 14 reattori di nuova generazione, costruendo e esportando nuove centrali. Negli ultimi 10 anni, mentre la centrale elettrica di Millstone (Connecticut) ha operato molti arresti nelle torride giornate estive, portando i tecnici a aumentare di alcuni gradi il limite di temperatura delle acque di raffreddamento, gli scienziati dell’EDF, in uno studio del 2011 sull’impatto del riscaldamento sui sistemi di raffreddamento nucleare, hanno dosato un aumento di 3°C della temperatura del Rodano entro il 2050, creando un maggiore potenziale di spegnimento durante le ondate di calore estive a fronte di un’elevata domanda di energia. E mentre in Francia le chiusure sono avvenute durante un’estate tropicale, l’Europa si è affannata a coprire le riserve energetiche per carenza di gas e petrolio per la guerra in Ucraina. Come intervenire? Ha senso modificare una struttura funzionante con costose revisioni degli impianti? Inattuabile. Si potrebbero riprogettare i tubi per attingere acqua fredda più in profondità o aggiungere nuovi sistemi di scambio termico per ridurre il bisogno di acqua, soluzione usata in molti impianti francesi con l’ondata di calore record del 2022, però con costi elevati e modesto guadagno in efficienza. La crisi europea dei prezzi dell’energia e delle forniture di gas naturale ha convinto il Belgio a rimandare la chiusura delle centrali nucleari – con smantellamento dei reattori previsto nel 2025 – per garantire la sicurezza energetica nazionale. Anche la Germania sta moderando le sue politiche di dismissione della capacità nucleare, valutando un’estensione del servizio delle centrali attive. Non è che tutti quelli che continuano a usare l’energia nucleare nel mondo sono più stupidi di noi, ha commentato il leader Friedrich Merz in una recente intervista. Al momento le ultime tre centrali coprono il 6% del fabbisogno nazionale, e tenerle in funzione porta metano per altri impieghi, situazione molto delicata che ha visto i Verdi aderire a una breve estensione della produzione di energia nucleare.

I Paesi Bassi costruiranno una nuova centrale nucleare, la prima dal 1973. Lo stesso faranno la Polonia e UK, mentre la Repubblica Ceca si doterà di un nuovo reattore (il combustibile per alimentarlo, inizialmente fornito dalla Russia, arriverà però da Usa e Francia).

E l’Italia?  Inutile perdersi in fantasie, illusioni o speranze. Secondo l’ENEA (Ente Nazionale Energia Atomica) si parla di fissione degli SMR (Smal Modular Reactor) di qui a almeno 10 anni, con scorie e tempi di decadimento ridotti al minimo. Per la fissione completa, 20 anni in totale per un’alta efficienza energetica e un elevato livello di sicurezza delle scorie. Forse allora si potrà parlare anche di fusione. L’aveva detto già il Ministro Cingolani al tempo del Governo Draghi e quelle erano e restano le date. €2Mld è il costo minimo di un SMR, esteso fino a €10Mld, secondo i Mwh generati e con tasso di produzione di scorie pari al 30%.

Qualcuno si chiede perché non sfruttare i reattori nucleari dei sottomarini (SSN), potenti, collaudati, sicuri e senza rischi. Impensabile. $8,2Mld il costo minimo di un SSN di 1ª generazione. E il costo di una batteria completa di 12 unità di 4ª new generation: $347Mld. Costo unitario $29Mld!

In Africa, per compensare le ridotte possibilità di accesso al mercato europeo, la Russia – insieme alla Cina – sta supportando lo sviluppo di progetti di energia nucleare in Africa, continente in espansione demografica che avrà sempre più bisogno di energia. A oggi, l’unica centrale nucleare commerciale africana è in Sudafrica.La società russa Rosatom sta intanto costruendo in Egitto la prima centrale nucleare a El-Dabaa, in funzione nel 2030. L’accordo risale al 2015, e Mosca ne ha finanziato la realizzazione con un prestito di $25 Mld. Il Ghana dovrebbe selezionare un sito per un impianto nucleare entro fine anno; a marzo le autorità della Nigeria hanno aperto un’asta per un progetto nucleare da 4.000 MWh di potenza. Sempre la Russia potrebbe aggiudicarsi entrambi i progetti, avendo siglato nel 2012 accordi di cooperazione con questi Paesi. Quanto alla Cina, nel 2015 la CGN ha firmato un accordo con il Kenya per la costruzione di una centrale nucleare, e nel 2016 ha stretto un’intesa simile con il Sudan: non è chiaro però se i piani si stiano concretizzando. La Corea del Sud ha deciso di portare la quota dell’energia atomica dal 27,4 al 30 % del mix elettrico entro il 2030, costruendo nuovi impianti. Il Giappone, dopo Fukushima vive nel terrore del nucleare, ma vuole riattivare altri quattro reattori per coprire il fabbisogno dei mesi invernali.