Terapia ipnotica presso il Centro dei Disturbi della Nutrizione e Alimentazione di Cuneo (2)

di Anna Maria Pacilli

 

Capitolo 2. La storia dell’ipnosi: il percorso dal mesmerismo alla psicoterapia

Documentata presso gli antichi egizi fin dal XV secolo a.C., questa pratica venne successivamente formalizzata nei riti di Asclepio, in Grecia e a Roma.

Gli eventi che vanno dal 1766 al 1900 circa, sono da considerarsi i precedenti storici della psicoterapia contemporanea, e la storia dell’ipnotismo viene fatta coincidere con la storia della psicoterapia stessa.

2.1 Il Magnetismo animale

Il termine “psicologia” viene utilizzato per la prima volta tra il 1511 e il 1518 da Marcus Marulus, mentre assume per la prima volta un significato simile a quello che potremmo attribuirgli oggi nel 1594 e nel 1597, da parte di Otto CassMann e Rodolfo Goclenio.

Furono Christian Wolff prima e Immanuel Kant poi a sancire la nascita della psicologia come disciplina scientifica, riconoscendone la particolarità dei metodi di studio dovuti alla particolarità dell’oggetto di studio (la psiche, che non ha la forma a priori dello spazio come, invece, ha il corpo per la medicina).

La storia dell’ipnosi comincia invece nel XVIII secolo, in un periodo in cui la medicina ufficiale si basa su criteri di scientificità molto lontani dall’ipnosi.

I pilastri su cui si basa a scienza medica sono sostanzialmente tre:

  1. il malato è sede di una malattia
  2. per ogni malattia è possibile identificare una causa o una serie di cause specifiche
  3. tramite un’opportuna terapia basata su farmaci, diete o interventi chirurgici è possibile ristabilire il funzionamento delle diverse parti che costituiscono l’organismo.

Questi pilastri cozzano, evidentemente, con il mesmerismo che, anzi, risultava inconcepibile, perché, secondo queste teorie, non si fondava su basi scientifiche.

Franz Anton Mesmer compare nel mondo scientifico di Vienna nel 1766 con la sua tesi “Dissertazione fisico-medica sull’influsso dei pianeti”.

Il suo lavoro subì l’influenza di Isaac Newton, che, con la scoperta della forza di gravità, tendeva a spiegare come i fenomeni organici fossero influenzati dagli influssi gravitazionali.

In sostanza egli riteneva che come gli astri influenzano le cose sulla terra, le cose sulla terra influenzano l’organismo degli animali e dunque dell’uomo e che, così come esisteva una gravità planetaria ne esistesse una per gli esseri viventi, gli animali appunto.

Mesmer si dedica alla pratica del magnetismo nel 1772, quando essa era già in disuso nella medicina dell’epoca perché ritenuta obsoleta e vicina all’esoterismo e questo gli costò sospetto e diffidenza da parte del mondo medico.

La medicina stava costruendo la propria credibilità come scienza, rinnegando la “demonologia” e ogni altra tendenza non organicista.

Anton Mesmer seguiva le indicazioni di padre Hell, che si dedicò alla pratica del magnetismo, ritenendo che fosse particolarmente efficace in chi era affetto da “malattie dei nervi”.

Nel 1773 Mesmer riuscì a guarire la signorina Osterlin, affetta da “crisi”, un fenomeno simile alle convulsioni, con o senza grida e rantoli.

La crisi, a suo avviso, rappresentava un’accelerazione della malattia e delle sue fasi verso il processo di guarigione ed in quanto tale andava favorita.

Quindi la guarigione non si ha ristabilendo un equilibrio ma favorendo il decorso della malattia, determinata da una ostruzione del fluido vitale.

Anche questo concetto allontanava Mesmer dalle concezioni mediche.

La crisi, quindi, non va ostacolata in quanto rappresenta un fenomeno positivo ed in quanto è noto che ha sempre un inizio ed una fine.

Mesmer in base ai risultati ottenuti iniziò, poi, a ritenere che il magnetismo fosse possibile solo grazie al rapporto tra ipnotizzatore e paziente, per cui iniziò anche a sostenere l’importanza della relazione specifica medico-paziente.

Questo rapporto, però, favoriva le crisi e quindi risultava lontano dalla medicina ufficiale.

Nei ventisette punti delle sue “memorie”, Mesmer critica la medicina ufficiale fino ad accusare i medici di approfittare della superstizione dei loro pazienti.

Mesmer cura da cecità una sua paziente, la signorina Paradis, la quale però ritornerà cieca dopo che i suoi genitori gli impediranno di proseguire le sue cure. Questo gli farà ritenere che la società Viennese non era pronta alle sue cure e lo porterà a decidere di partire verso Parigi dove, nel 1779, pubblicherà le memorie in cui sostiene quattro assunti di base:

  1. la malattia ha la sua origine nella distribuzione non omogenea del fluido nel corpo. Ristabilendo tale equilibrio si ottiene la guarigione
  2. l’universo è riempito da questo fluido sottile che forma una connessione tra l’uomo e la terra
  3. il fluido può essere incanalato e immagazzinato
  4. è possibile produrre nel paziente le famose crisi che hanno valore terapeutico

Mesmer ebbe dei seguaci, uno dei quali fu Deslon, che aveva posizioni meno anti-mediche di lui, ma non riuscì ad effettuare un’opera di mediazione.

 Nel 1784 alcuni dei massimi esponenti della scienza occidentale analizzarono i 27 punti delle memorie di Mesmer, assistettero alle magnetizzazioni, e giunsero alla conclusione che non esisteva alcun fluido animale che, invece, a suo dire, percorreva i corpi umani ed anche astrali e che poteva subire degli intoppi e che, quindi, invece, poteva essere incanalato.

In definitiva, non esisteva alcun influsso proveniente dagli astri, per cui le guarigioni di Mesmer furono attribuite alla sola immaginazione.

I tre fattori che costituivano la pratica di Mesmer furono individuati in “contatto, immaginazione e imitazione”, che determinavano le crisi.

A Mesmer, visti i pareri espressi contro di lui, non rimase che abbandonare Parigi lasciando la sua pratica ai suoi discepoli ed alla credenza popolare.

Altro allievo di Mesmer fu il marchese di Puysegur, che utilizzava tecniche simili a quelle di Mesmer, ma cercava di non provocare le crisi, a differenza di Mesmer ed utilizzava maggiormente il dialogo, tanto che la parola divenne lo strumento cardine del magnetizzatore. Inoltre egli notò che un suo paziente, un contadino di nome Victor Race, andava in quello stato che oggi chiamiamo “sonnambulismo”.

L’introduzione della parola pone il problema della relazione in ambito terapeutico e permetterà di scoprire molti altri fenomeni della “trance ipnotica”.

I seguaci del Marchese scoprirono la glossolalia (parlare lingue sconosciute) e l’amnesia post sonnambulica (o post-ipnotica) che si verifica al risveglio dalla trance.

Altro allievo di Mesmer fu l’abate Faria, che ne ricusò le teorie, ma ebbe il merito di osservare come vi fossero notevoli differenze nell’entrare in trance da una persona all’altra.

Per tale motivo si sostiene che, grazie a questi studiosi, la pratica del mesmerismo cominciò a prendere la forma di una psicoterapia, dove la relazione tra terapeuta e paziente appariva essere il focus del processo terapeutico.

 2.2 La nascita dell’Ipnosi

Anche l’Inghilterra stava muovendo i suoi passi nel mondo del magnetismo.

In Inghilterra si era sviluppato un movimento mesmerico che vedeva in John Elliotson il suo più illustre esponente. In particolar modo questi medici praticavano l’uso del magnetismo (oramai chiamato mesmerismo) in ambito chirurgico, utilizzando l’anestesia e l’analgesia ipnotica.

James Braid, medico di Manchester, nel 1841 venne a contatto col mesmerismo e nel 1843 pubblicò un’opera in cui introduceva i termini di Ipnotismo, ipnosi e neuroipnosi.

Egli utilizzò la parola greca “Hypnos” (sonno), per coniare il nuovo termine che avrà in breve tempo diffusione nel mondo: Ipnosi.

James Braid fece molte intuizioni sull’Ipnosi e per queste va ricordato come uno dei personaggi cardine nella storia dell’Ipnotismo e della sua rivalutazione a livello scientifico.  Ciò che stava scoprendo Braid è ciò che passerà come il concetto cardine dell’Ipnosi secondo la scuola dell’Istituto Franco Granone, cioè la capacità della persona in stato di trance di concentrare la sua attenzione su una sola idea (mono-ideismo).

Egli notò che le persone in stato di trance ipnotica sono molto attente, ossia  le loro capacità attentive sono sovra-eccitate.

La medicina e la psichiatria erano concentrate su filoni organicisti che rinnegavano la possibilità dei fenomeni ipnotici.

Per esempio l’analgesia a guanto, conosciuta da chiunque pratichi ipnosi, non è suscettibile ai farmaci, poichè non rispetta la fisiologia umana della trasmissione degli impulsi nervosi, ma mentre il farmaco deve per forza rispettare la fisiologia del corpo, l’immaginazione sfugge alla fisiologia.

Nella seconda metà del XIX secolo i nomi di studiosi importanti da ricordare sono quelli di: Jean Martin Charcot, neuropatologo della Salpetriere di Parigi, di Ippolite Bernheim, professore della facoltà di medicina di Nancy, e di Auguste Liebeault, medico della provincia di Nancy.

Jean Martin Charcot, operando a Parigi, conosceva l’Ipnosi, il magnetismo e tutte le polemiche che un secolo prima avevano portato al discredito di Mesmer.

Egli sosterrà che l’Ipnosi è una forma di malattia, associabile all’Isteria e che in questi soggetti è possibile stimolare lo stato ipnotico molto facilmente.

Egli non negò l’importanza della suggestione ma rimarca in modo preminente l’esistenza di zone ipnogene che possono stimolare lo stato ipnotico ed ideò una teoria che promulgava l’esistenza di tre stati: lo stato catalettico, quello letargico e quello sonnambulico, che sarebbero tre tipologie di ipnosi differenti con particolarità fenomenologiche individuali.

Dal 1882 in poi anche Ippolyte Bernheim e  Auguste Liebeault si occuperanno di ipnosi per  aiutare i pazienti.

Liebeault riteneva che l’ipnosi fosse uno stato associabile al sonno, poichè il sonno poteva essere indotto in stato di ipnosi e l’ipnosi senza suggestioni sfociava spesso nel sonno.

Oggi sappiamo che lo stato di trance è associato ad alcuni fattori tra cui il ritmo delle onde Teta, misurabili con l’elettroencefalogramma, che all’epoca, però, era sconosciuto.

Bernheim e Liebeault, dal canto loro,  ritenevano che si trattasse di uno stato fisiologico che era possibile evocare in ognuno di noi, e che tramite la suggestione senza sonno si potevano ottenere risultati simili a quelli che si ottenevano col sonno ipnotico.

2.3 Dall’ipnosi alla psicoterapia

E’ con Pierre Janet che nascono i fondamenti basilari della psicoterapia contemporanea.

I termini di “subconscio”, “ideazione fissa”, “analisi psicologica” e la concezione della “psicologica dinamica” sono da far risalire a Janet, filosofo e psicologo.

Egli condusse i suoi primi esperimenti di ipnosi, scoprendo l “ipnosi a distanza” e scoprì che molto di ciò che Bernheim e Charcot lasciavano intuire fosse un fenomeno nuovo, era in realtà un fenomeno già conosciuto dai seguaci di Mesmer, oltre un secolo prima.

Egli, inoltre, ideò un metodo, l’ “analisi psicologica”, che aveva come fine la ricostruzione della storia del disturbo ed una teoria legata al trauma psicologico, che costituisce la base della psicoanalisi.

 Sarà, poi, Sigmund Freud, allievo di Charcot, a porre la pietra più importante per la costruzione della psicoterapia contemporanea.

 La psicoanalisi freudiana si basava sul concetto di transfert e fu Freud a rendere la “relazione” l’aspetto centrale della cura e della terapia.

(Continua)