Ungaretti e Pirandello

di Achille De Tommaso

 

Io ho amato molto il mio esame di maturità, ed ogni anno, con attenzione, mi guardo le “tracce”, e cerco di capire come io, oggi, le svolgerei.

Quest’anno sono sette le tracce diffuse dal ministero dell’Istruzione: come autori per l’analisi del testo letterario (tipologia A) figurano Giuseppe Ungaretti e Luigi Pirandello.

Io scriverei così (confrontando le due).

L’accostamento di Giuseppe Ungaretti e Luigi Pirandello come tracce per l’esame di maturità offre un intrigante panorama letterario, sociale e politico. Questi due giganti della letteratura italiana, sebbene operanti in periodi storici sovrapposti, rappresentano due approcci diametralmente opposti alla comprensione e alla rappresentazione della condizione umana.

Ciò che li accomuna è una sola cosa: l’aver vissuto le guerre. E questo, oggi, deve farci pensare.

Analizziamoli con un pizzico di ironia.

Dal punto di vista letterario, Ungaretti e Pirandello sono come due ingredienti di una ricetta improbabile ma gustosa. Ungaretti, con il suo ermetismo, ci immerge in un mare di emozioni e riflessioni concentrate in poche parole, come un caffè espresso, ristretto ma potente. Le sue poesie sono cariche di intensità, e ogni parola sembra pesare come un macigno.

Pirandello, d’altra parte, con la sua prosa prolifica e i suoi drammi complessi, ci trascina in un labirinto di identità frammentate e realtà soggettive, come una lunga passeggiata tra gli specchi di una casa dei divertimenti. Se Ungaretti ci invita a guardare dentro di noi con uno sguardo concentrato e introspettivo, Pirandello ci sfida a guardare fuori, nel caos della società e delle sue convenzioni.

Socialmente, l’accostamento di questi autori riflette la schizofrenia della società italiana del primo Novecento.

Ungaretti, con il suo background internazionale e le sue esperienze di guerra, rappresenta la sofferenza e la disillusione di una generazione straziata dal conflitto mondiale. Le sue poesie sono un grido di dolore e di speranza, una testimonianza dell’umanità che resiste nonostante tutto.

Pirandello, invece, ci porta nei salotti borghesi e nelle piccole città, esplorando le ipocrisie e le follie della vita quotidiana. Le sue opere sono una critica feroce delle maschere sociali che indossiamo, un ritratto impietoso della frammentazione dell’identità e dell’incomunicabilità.

Politicamente, l’accostamento di Ungaretti e Pirandello potrebbe sembrare un cocktail Molotov. Ungaretti, con la sua adesione iniziale al futurismo e il successivo avvicinamento al fascismo, rappresenta la complessità di un’epoca in cui le ideologie erano in continua evoluzione e conflitto.

Pirandello, pur essendo stato in parte associato al regime fascista, offre un punto di vista più critico e distaccato, mettendo in luce le contraddizioni e le assurdità del potere. Mentre Ungaretti canta la bellezza struggente della vita e della morte, Pirandello ci invita a ridere amaramente delle nostre illusioni e delle nostre convinzioni.

In conclusione, l’accostamento di Ungaretti e Pirandello come tracce per l’esame di maturità è, a mio parere, una coraggiosa e, ritengo, encomiabile, operazione da equilibrista su una fune, sospesa tra il sublime e il sorriso. Da un lato, abbiamo Ungaretti, che, con la sua intensità poetica potrebbe far piangere anche una statua; dall’altro, Pirandello, che con il suo cinismo e il suo umorismo nero potrebbe far ridere anche un becchino.

Accostare Ungaretti e Pirandello equivale a porre l’ineffabile accanto al grottesco, il sublime a fianco del paradossale. Eppure, in questa apparente antitesi, risiede l’essenza stessa dell’esperienza umana: un’alternanza di slanci lirici e cadute nell’assurdo, di momenti di grazia e momenti di follia.

Forse, nell’affrontare queste tracce, i maturandi potrebbero imparare ad abbracciare le contraddizioni dell’esistenza, scoprendo nella letteratura uno specchio in cui riconoscere se stessi. Insieme, rappresentano bene lo spettro delle emozioni umane e delle contraddizioni della nostra esistenza.

Chissà, forse i maturandi usciranno da questa esperienza più confusi ma, speriamo, anche più consapevoli della complessità della vita e della letteratura.

E io, magari, con questo scritto, verrei bocciato.